Santa Maria all’Impruneta (Basilica Santuario)

Descrizione

Descrizione
Il Santuario di Santa Maria all’Impruneta è uno dei santuari mariani più celebri della Toscana. La sua fama si fonda sul culto della veneratissima Immagine della Vergine e del suo miracoloso ritrovamento.
La tradizione narra che la Sacra Immagine della Vergine, dipinta dall’Evangelista Luca, venne portata in Toscana da San Romolo e dai suoi seguaci, i quali, a causa delle persecuzioni, la seppellirono per nasconderla.
La tradizione del ritrovamento della Madonna ha la sua prima redazione scritta nella cronaca del Pievano Stefano Buondelmonti e il suo prototipo iconografico nel bel bassorilievo in marmo di un ignoto scultore fiorentino della metà del Quattrocento, un tempo paliotto dell’altare della Madonna, attualmente custodito nel Museo del Tesoro.
Essa narra che molti anni dopo, a seguito del fallito tentativo di costruire una cappellina dedicata alla Madonna sul monte delle Sante Marie – dal momento che le mura innalzate durante il giorno si disfacevano durante la notte – si decise di affidare la scelta del luogo per l’erezione del tempio ad una specie di “giudizio divino”, aspettando un segnale dai buoi che portavano le pietre per la costruzione. I buoi si inginocchiarono nel punto in cui sorge l’attuale chiesa: si cominciò a scavare e si udì ad un colpo di vanga più vigoroso il lamento della Vergine, che finalmente venne ritrovata.
Notizie certe sulla fondazione della chiesa, che all’origine era una pieve, si hanno solo a partire dall’XI secolo. La testimonianza più antica è la lapide – murata accanto alla porta d’ingresso – della consacrazione avvenuta il 3 gennaio 1060 ad opera del cardinale Umberto di Selva Candida e di papa Niccolò II, già vescovo di Firenze. Il ritrovamento dell’impianto romanico della chiesa, durante i lavori di ricostruzione dopo le distruzioni dell’ultima guerra, conferma questa datazione. Romaniche sono anche la cripta, situata sotto la zona centrale del presbiterio, e la massiccia torre campanaria merlata.
In questo periodo la chiesa venne strutturata sul modello delle chiese conventuali toscane caratterizzate da principi di razionalità e spaziosità con lo scopo di ospitare i pellegrini.
Al tempo del Pievano Stefano risale la costruzione del chiostro grande e degli ambienti della canonica.
Gli interventi rinascimentali sul complesso di Santa Maria, divenuta nel frattempo Propositura, si devono al vescovo Antonio degli Agli, celebre umanista, che fu pievano dal 1439 fino al 1477, anno della sua morte. Egli fece costruire un cinta muraria intorno all’intero complesso con torri angolari che conferiva alla chiesa l’aspetto di una fortezza inespugnabile. Fece inoltre edificare un secondo chiostro e, all’interno della chiesa, i due tempietti esemplificati sul modello del tempietto michelozziano della Santissima Annunziata.
Ad Andrea Buondelmonti, altro personaggio di spicco e mecenate della chiesa, si deve la costruzione nel 1522 dell’abside poligonale. Alla fine del Cinquecento proseguirono i lavori all’interno della chiesa con l’erezione di quattro altari in pietra serena sormontati da finestre timpanate e con l’apertura ai lati del transetto di due cappelle.
La cessazione della peste del 1633 dopo la traslazione della venerata Immagine a Firenze, accrebbe la popolarità della Vergine dell’Impruneta alla quale furono profondamente devoti anche i Medici. In tale occasione, in segno di ringraziamento, vennero tributati alla Madonna splendidi doni come ex-voto, attualmente esposti nel Museo del Tesoro. La Compagnia delle Stimmate di San Francesco a Firenze edificò nel 1634 a proprie spese il portico antistante la facciata eseguito da Gherardo Silvani.
Nel 1711 si ebbe un’altra processione voluta dallo stesso Granduca con la speranza che la Vergine scongiurasse l’imminente fine della dinastia medicea, concedendo la guarigione all’erede al trono, il Gran Principe Ferdinando. Questa traslazione, che si protrasse dal 20 maggio al 3 giugno, fu una delle più spettacolari, e splendidi furono i doni tributati alla Vergine, tra i quali il Paliotto in argento di Giovan Battista Foggini, donato dai Medici per l’altare della Madonna.
La trasformazione più importante, attuata all’interno della chiesa, avvenne nel 1714 sotto l’impulso del pievano Giovan Battista Casotti. All’architetto Alessandro Saller venne conferito l’incarico di ristrutturare l’interno della chiesa sul modello della Santissima Annunziata. Il Saller progettò un fastosissimo soffitto intagliato e dorato, portato a compimento nel 1717. Le finestre cinquecentesche della navata e del coro furono sostituite da finestre di tipologia barocca; una cornice marcapiano dorata correva per tutta la lunghezza della chiesa al di sopra degli altari. I tempietti quattrocenteschi furono sopraelevati da cupole dorate e la navata fu ornata in alto da grandi quadri con ricche cornici rappresentanti i Miracoli della Vergine. Infine l’organo cinquecentesco fu spostato nella controfacciata dove venne inserito in un’imponente cantoria in legno intagliato e dorato. La politica dei Lorena, tesa alla modernizzazione in senso laico e illuminista dello Stato, ridimensionò il culto della Vergine, che venne portata in processione a Firenze l’ultima volta nel 1740.
La chiesa, consacrata Basilica minore nel 1925, fu travolta dagli insensati bombardamenti del 27 e 28 luglio 1944, che distrussero gran parte delle strutture barocche e danneggiarono gravemente molte opere d’arte.
Solo l’Immagine della Vergine non subì danni, ma – trasferita a Firenze – venne riportata nel 1947 all’Impruneta, secondo l’antica tradizione, su un carro trainato da buoi, accompagnata da una moltitudine di fedeli.

Testo di Rosanna Caterina Proto Pisani della Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici di Firenze.

 

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