Madonna del Terdoppio o della Maternità

Descrizione

Descrizione
Il santuario della Madonna della Maternità di Zinasco Nuovo è un’antica chiesetta la cui nascita in epoca paleocristiana è tuttora sconosciuta ai più. E’ nota come la “Chiesetta del Terdoppio”.
In origine era nata come oratorio campestre nel lontano 431 d. c. sul ciglio del terrazzo diluviale che guarda sottocosta il gomito del Terdoppio. Fu costruito proprio nell’anno del Concilio di Efeso, da cui era uscita la riconferma che Maria Vergine era veramente madre del Bambino Gesù. Per questo motivo le fu dedicato un tempietto, voluto certamente da una comunità di religione cristiana in quel periodo ivi stanziata. Esso sarà dedicato alla B.V. Maria e poi nel 1600 si incomincerà a chiamarlo più brevemente “l’oratorio della Madonna”.
Il prevosto Vicario Foraneo di Dorno si recò il 6 settembre 1683 a fare la visita a nome del Vescovo di Pavia e trovò l’oratorio chiuso. Venne poi direttamente da Pavia il Priore di S. Maria in Pertica che ne era il custode e protestò che non si doveva visitare essendo esente e di ragione del Commendatario Cardinale Castaldi. Il prevosto disse che non voleva con la visita portare alcun pregiudizio: intendeva anche visitare tutto come dilettante d’antichità. Fu provvidenza, perchè ci ha così lasciato le poche preziose memorie.
La chiesa, dice fra l’altro, è imbiancata con le pitture dei Santi, nella parete dipinta l’immagine della B.V. Maria “cum sua vitriata ac cornice picta”.
L’immagine della B.V. Maria sarebbe un affresco fatto sull’ancona in muratura dell’altare del presbiterio che rappresenta la Madonna che allatta Gesù Bambino, ove si vede che è stata ripassata di pittura da non vecchia data seguendo lo stile primitivo e si intuisce, anche dalla locazione, che il quadro in origine doveva essere molto antico (forse del 1300).
Nei documenti d’archivio del sec. XVIII legati alla cappellania della Madonna viene citato il Dott. Francesco Forte quale esimio benefattore. Nel 1700 risulta che fu ampliato ed adibito anche ad ospedale, cioè servisse inoltre per il ricovero ed il pernottamento dei pellegrini viaggiatori.
Prima ancora che in occasione di rifacimento venisse tolto un altare, in questo risultava un grosso crocefisso in legno con a fianco le statue anch’esse in legno della Madonna e di S. Giovanni, lavori del 1600 scomparsi da molto tempo: pare che dal crocefisso si fosse ottenuta l’immagine del Cristo morto.
Soppressi che furono i PP. di Sant’Ambrogio, fu per qualche tempo curata dai PP. Carmelitani che vi lasciarono un bellissimo stendardo raffigurante la B.V. del Carmine. Questa chiesetta, fra le varie reliquie, contiene anche quella di una costola di S. Vittoria Martire che era preservata entro un busto di rame argentato.
Passato sotto la tutela di varie congreghe religiose, soppressa che fu l’ultima – pare dei frati cappuccini – e messo all’asta insieme al monastero lì vicino, finì tra i beni dell’ospedale S. Matteo di Pavia. Allora la comunità di Zinasco Nuovo che amava il santuario, nel 1791 acquistò la chiesetta e due case del monastero in enfiteusi perpetua.
Nel 1794 era in progetto un nuovo ampliamento che avrebbe dovuto far diventare la detta chiesetta un unico corpo di forma rettangolare, ma il disegno non venne attuato anche a causa degli eventi militari a venire.
In questi anni era curato mercenario di Zinasco Nuovo Francesco Manfredi. Di fianco all’oratorio vi era un localino, di cui è rimasto qualche resto, che era di servizio per il curato medesimo.
All’epoca napoleonica le case del monastero furono incamerate e la chiesetta fu considerata sussidiaria della parrocchiale di Zinasco Vecchio. Fu poi predisposto perchè si facesse scuola e si celebrasse la messa quotidiana. Per devozione di popolo furono eseguite delle ristrutturazioni sostituendo il tavolato e il soffitto che erano di legno, l’uno con mattoni e l’altro con volta in muratura; fu aggiunto anche un piccolo coro.
Nel 1842 la chiesa chiamata succursale della parrocchia di Zinasco Vecchio è ufficiata da una confraternita e da un curato coadiutore di Zinasco Vecchio. Quando nel 1852 si costruì in Zinasco Nuovo la nuova chiesa che divenne parrocchiale, non sminuì il sentito fervore di devozione e venerazione al piccolo santuario della Madonna del Terdoppio; sentito tanto non solo nel paese, ma ormai anche nei dintorni, così che nel 1899 si fecero ulteriori rifacimenti fra cui quasi sicuramente si rifece il campanile più alto e si aggiunsero pitture decorative. Nel 1931 per il XV centenario della definizione dogmatica della divina maternità si eseguirono gli ultimi sostanziali restauri sia all’interno (verrà tolto il secondo altare che era dedicato al SS. Rosario) che all’esterno e non tutti appropriati, come quello, assai biasimevole, di sostituire con pilastri di cemento armato quelli in mattoni di antica data che sostenevano il tettuccio del portichetto d’entrata; in compenso fu aggiunta sul culmine del tetto più alto una Madonna con Bambino in cotto di bellissima fattura. All’interno, nel centro del soffitto della navata principale, si può leggere riportata nel tempo, la parola chiusa in semicerchio “TEOTOCOS” (a Gesù Bambino) scritto in greco con in mezzo la data CDXXXI (431) mentre su un pilastro ad altezza d’uomo nel 1931 fu scritto: Templum hoc vetustate temporis dirutum stipe populi collecta XV. Cent. conc. Ephes. causa reparatum-A.D. 1931. (Traduzione: questo vecchio tempio che il tempo ha diroccato, in occasione del XV centenario del concilio di Efeso e dell’erezione con colletta pubblica si è riparato. Anno Domini 1931).
La leggenda del quadro
E’ ancora viva una certa leggenda che vuole che un’immagine della Madonna fosse stata trovata nel Terdoppio e qui nell’Oratorio riportata e venerata.
Ciò spiegherebbe l’origine della denominazione “La Madonna del Terdoppio”.
Attualmente questa chiesetta appellata ora anche “La Madonna della Maternità”, pare per le sue comprovate virtù propiziatorie, è rimasta decorosamente tenuta emanante tuttora una certa suggestiva sacralità.
C’è da non molto tempo l’usanza di una cerimonia sacrale in onore della Madonna fatta con le barche sul Terdoppio nel mese di maggio (mese mariano) che culmina con una benedizione generale.

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