Nostra Signora del Pedancino

Descrizione

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Dove le montagne si stringono a formare un’orrida gola dove si raccolgono le acque dei monti circostanti e il torrente Cismon raggiunge le altre acque della Brenta, presso il guado è un santuario: Nostra Signora del Pedancino. Luogo di arrivo, di sosta e di partenza. Si attraversano acque e luoghi montani insidiosi. E’ un luogo dove si ringrazia e si chiede aiuto, un santuario di passo.

Il luogo di culto è molto antico, le prime testimonianze archeologiche risalgono ad un’epoca tra il quarto e il primo secolo avanti Cristo, e sono due statuette di Ercole. Ercole è l’eroe protettore dei viandanti e, nell’arco alpino, le sue statuette (una specie di ex voto) sono tipiche dei “santuari di passo”. Sulle montagne dell’Ardosa-Grappa è tradizionalmente presente il culto delle Matres.

Al luogo è legato un racconto tramandato oralmente: in epoca imprecisata, probabilmente nell’VIII secolo d. C., all’epoca delle lotte iconoclaste, un’immagine della Madonna apparve a un pastorello muto, su un grande cespuglio di biancospino che cresceva nel luogo detto del Pedancino presso la sponda destra del guado del Cismon. Subito fu eretta un’edicola dove fu posta l’immagine, non sappiamo se un’icona su tavola o una statua lignea. Tempo dopo papa Leone III°, sulla via per la Germania per il concilio di Magonza nell’813 o prima nel 795 (in fuga da Roma) si sarebbe qui fermato e avrebbe benedetta l’immagine di Nostra Signora del Pedancino.

Il primo documento scritto conosciuto che nomina il Pedancino è del 1401, e già allora al posto della piccola edicola vi era una chiesa dedicata a Santa Maria.

La prima descrizione è contenuta nel verbale della visita vescovile di Pietro Barozzi del 10 ottobre 1488: è “una chiesetta di tre metri di larghezza per quattro circa di lunghezza, con un’absidiola dipinta, bassa e senza luce. Non ha alcun reddito e spetta alla chiesa di Cismon.” La chiesa di Cismon con l’ospizio era di pertinenza del monastero di Santa Croce di Campese. Il popolo riteneva il piccolo santuario particolarmente protetto dalla Madonna. Si raccontava infatti che « ostruito un giorno il Cismon per la caduta di una massa ingente di montagna, questo si gonfiò al punto da coprire il sacello, senza tuttavia recargli alcun danno, nonostante fosse coperto di scandole ».

Feste particolari erano quelle “dell’Annunciazione (25 marzo) e della Nascita della Madonna (8 settembre).”

La chiesetta sorgeva presso il ponte del Cismon, luogo importante per i traffici tra la Germania e Venezia. Il ponte vedrà anche, intorno al 1550, un intervento di Andrea Palladio.

Nel 1624 N. Carrara, facoltoso commerciate di legname e proprietario del dazio sul ponte, lasciò per testamento un legato alla chiesa della Beata Vergine del Pedancino di Cismon.

La prima immagine che rappresenta in maniera attendibile la Chiesa e il luogo del Pedancino con il ponte è del 1676.

Il grande evento che cambiò la storia del santuario e dell’immagine di Nostra Signora fu la disastrosa alluvione che sconvolse il Canale di Brenta i giorni 18 e 19 agosto 1748.

Da giorni pioveva dirottamente sulle montagne del bacino della Brenta e del Cismon. Il 18 di agosto il Cismon irruppe dalla stretta gola tra Incino e il Corlo e travolse la chiesa del Pedancino portando via sulle sue acque la statua di Nostra Signora. Nel frattempo le acque della Val Goccia in piena distrussero parte della chiesa parrocchiale e trentasette case del paese. La Brenta ingrossata da tutte le acque della montagna devastava i paesi del Canale e al mattino del 19 portò via come un cesto di vimini il ponte di Bassano. Le acque, giunte in pianura, si calmarono e depositarono una enorme quantità di alberi e legnami sulle ghiaie tra Cartigliano e Friola.

A Cismon, oltre ai danni materiali, ci fu un altro grave danno: la perdita dell’immagine di Nostra Signora “ La Brenta la ga portà via la Madona! Ghemo perso la nostra Madona!”. Gli abitanti di Cismon, percorrendo le rive del fiume si misero alla ricerca di quanto era ricuperabile e giunti fino alla Friola “ove una grande quantità di legnami si trovava adunata. Quivi travagliando alcuni uomini del Cismone in levare, e separare cotesti legni, scopersero in mezzo alle travi, e agli alberi quivi ammassati una testa di statua, la qual fuori traendo, riconobbero esser quella la Immagine tanto da essi venerata” .

La statua fu trasportata nella chiesa parrocchiale della Friola e immediatamente fu spedita notizia a Cismon.

La statua era intatta con il mantello di stoffa integro, non mancava la collana di perle e l’anello con il diamante. Poco discosto fu ritrovata la corona, il messale con le guarnizioni d’argento, la tabella delle indulgenze e la pergamena con i privilegi: il tutto integro e intatto.
Si incominciò subito ad organizzare il ritorno. Il 5 settembre dalla Friola, lungo la strada per Tezze e Cartigliano la statua fu portata a Bassano accolta trionfalmente dal clero e dalle autorità e posta nel duomo.

Il giorno 6 dal duomo di Bassano, per la porta delle Grazie, il corteo prese la strada postale regia imperiale del Canale di Brenta per fermarsi a Carpanè.

Il mattino del 7 settembre si riprese il percorso, per strade rovinate dall’alluvione, verso Cismon e qui giunti la statua di Nostra Signora venne solennemente posta nella sacrestia. L’anno seguente, riparata la chiesa parrocchiale, venne posta su un altare.

Nel frattempo si progettò una nuova cappella-santuario da edificarsi in paese, nella chiesa parrocchiale di San Marco.

La nuova cappella fu terminata nel 1760 e il 15 settembre di quell’anno la statua di Nostra Signora venne posta nella nicchia dell’altare.

Per il sessantesimo anniversario della grande alluvione fu programmata una grande festa che doveva effettuarsi nel 1808 ma, visti i tempi difficili, questo fu possibile nel 1814 e così ebbero inizio le Feste Decennali.
Il momento culminante delle feste è la grande processione che il 18 agosto parte dalla chiesa parrocchiale di San Marco e arriva al ponte, al Pedancino, presso il luogo dell’apparizione e del ritrovamento dell’Immagine di Nostra Signora.

Al Pedancino, nel 1858, venne inaugurato un nuovo tempietto nei pressi dell’antico santuario.

Un’altra grande catastrofe si abbatté su Cismon durante la guerra del 1915 – 18. Il 5 novembre 1917 giunse l’ordine di evacuazione del paese e il giorno 7 due tradotte si mossero per trasportare i profughi a Giarre in Sicilia. Con essi anche Nostra Signora del Pedancino partì su un carro ferroviario che però, dopo varie vicissitudini raggiunse Giarre il solo 17 gennaio 1918. Nel giugno del 1919 ci fu il ritorno al paese distrutto e devastato dalla guerra.

Il tempietto del Pedancino, semidistrutto, venne riedificato e benedetto nel novembre del 1923.

Nelle feste decennali del 1924 la chiesa parrocchiale con la cappella di Nostra Signora del Pedancino venne proclamata santuario e la statua di Nostra Signora con il Bambino solennemente incoronata.

Nel 2014 si compiono due secoli dall’inizio delle solenni feste decennali.

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     PIAZZA G MARCONI 6, 36020 CISMON DEL GRAPPA VI
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