Nostra Signora della Consolata (Su Cossolu)

Descrizione

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La fondazione della Chiesa de Su Cossolu purtroppo non è databile, in quanto non ci sono documenti attendibili che ne attestino l’origine ma solo ipotesi controverse che non aiutano a collocarla in un preciso periodo storico. Alcune notazioni della vita parrocchiale, conservate nell’Archivio vescovile di Nuoro e riportate dal parroco Don Tonino Licheri, fanno risalire la Chiesa al 1500 (curia Vescovile di Nuoro). Secondo il De Melas, la Chiesa risalirebbe al XVI secolo, mentre il Bonfante Carta la fa risalire al XVII secolo. La Chiesa ha uno stile molto semplice, a navata unica, con ingresso ad occidente; a oriente è priva di abside e presenta un muro liscio. La copertura è costituita da un tetto a due falde ricoperto in tegola, in ottimo stato a causa dei recenti rifacimenti. Alla congiunzione delle due falde, in corrispondenza dell’ingresso principale, si eleva una grande croce in ferro. All’estremità opposta c’è una rudimentale struttura metallica che sorregge la campana e sostituisce quello che in origine era un piccolo campanile a vela.
All’aula si può accedere da due entrate: la principale orientata a occidente dirimpetto all’altare, l’altra secondaria che si apre sul fianco destro. La facciata, a profilo cuspidato, ad eccezione del portale non ha alcun tipo di apertura che consenta la penetrazione di luce, manca di qualsiasi elemento di decorazione. Le fiancate sono rinforzate da cinque contrafforti per ogni lato. L’ interno presenta una struttura molto semplice ad aula mononavata. Un arco a sesto acuto separa la zona presbiteriale, sopraelevata, dalla zona riservata ai fedeli. Dietro l’altare di semplice fattura sono collocate all’interno di tre nicchie le tre statue in gesso raffiguranti la Madonna de Su Cossolu al centro, de Su Reparu a destra, a sinistra il simulacro de Sa Defesa. Questa ha in mano un pugnale rivolto contro una statuetta nera disposta ai piedi della statua, raffigurante su diauleddu de Su Cossolu, il quale teneva in bocca un cardo simbolo di disprezzo. Su diauleddu, intorno agli anni Settanta, venne rimosso e sotterrato per volontà del parroco Don Licheri, nelle vicinanze della Chiesa e non venne più ritrovato. La Madonna della Consolata tiene in braccio il Bambino, nella cui mano destra è poggiato un uccellino che è diventato il simbolo della festa.
Nel sagrato della Chiesa, sorgono quattro casette abitabili chiamate cumbessias, astratto collettivo da connettersi a conversus. In passato una cumbessia era costruita a fianco della Chiesa. In essa veniva preparato il pranzo comunitario nei giorni della festa poi abbattuta probabilmente nel
corso di alcuni lavori. Oltre a sas cumbessias, vi è un altro edificio chiamato sa villetta, donato per grazia ricevuta da una donna del paese.
La festa in onore de Su Cossolu si festeggia ogni primo lunedì di Agosto. Ad organizzarla da oltre due secoli, sono cinque gruppi famigliari che si alternano ciclicamente, chiamati sas tripides. Tripides, che in italiano corrisponde al termine “treppiede”, nella parlata orunese indica gruppi di
famiglie a cui spetta l’onore e l’onere di organizzare la festa. Sas tripides metaforicamente rappresentano le tre famiglie che avrebbero dato origine al culto de Su Cossolu, e oggi per un’evoluzione interna alle stesse famiglie si è passati da tre a cinque. Il termine starebbe a significare l’esistenza di un
antenato comune ai detentori della festa, difficilmente identificabile date le lacune dei registri parrocchiali e anagrafici, che col procedere delle generazioni hanno perso quella che era la consanguineità originale, mantenendo un legame altrettanto solido e della stessa valenza dal punto di vista etico. Sas tripides rappresentano il trait-d’union tra presente e passato, tra i detentori attuali e un antenato comune, che poi è diventato l’antenato di un’intera comunità, che solo da circa trent’anni è coinvolta in questa festa.
Fino a qualche decennio capitava di vedere ai primi di agosto per i sentieri che da Orune conducono alla chiesetta campestre della Madonna della Consolata donne vestite in abiti tradizionali scalze e con i capelli sciolti: erano devote che si recavano alla novena. L’organizzazione della novena e della festa spetta a “sa tripode”: cinque famiglie che hanno la titolarità organizzativa esclusiva sui festeggiamenti, esercitata ogni anno a turno da una di essa. La questua per finanziare la ricorrenza dura tutto l’anno e consiste prevalentemente nel dono di una pecora o di agnelli, che in parte vengono venduti, in modo che col ricavato si possano pagare le spese, e in parte vengono offerti nel pranzo comunitario il giorno della festa. Singolare
anche l’offerta de “sos puzzoneddos de su cossolu” (uccellini di pane della Consolata) all’uscita delle funzioni liturgiche e paraliturgiche. Oltre gli abitanti di Orune vi accorrono anche quelli dei paesi vicini, specialmente di Bitti e Orgosolo, soprattutto nel pomeriggio della festa per la corsa del palio.

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