S. Antonio di Boves

Descrizione

Descrizione

Santuario Sant’Antonio da Padova

Origine
1647: la comunità di Boves, nella persona dei suoi Consiglieri Comunali e del Corpo di giustizia del Tribunale locale fece voto a s. Antonio di Padova di erigere in suo onore una cappella, a cui andare in pellegrinaggio ogni anno il 13 giugno, per scampare alle disastrose situazioni di guerra e carestia.
Storia
1647: già da quell’anno si diede una mano a realizzare gli impegni assunti col voto, perché alcune tele del Santuario recano quella data.
1649: si inizia la costruzione della cappella sulla collina dietro il Castello, che viene compiuta in modo elegante con un largo finanziamento comunale.
1654: si dipingono alcuni degli affreschi sulle case da Boves al Santuario.
1849: vengono costruite le due navate laterali e i due altari dedicate al B. Angelo Carletti e alla Vergine Consolatrice. In questa epoca viene pure portata al santuario la statua di S. Francesco d’Assisi posta sulla sommità della collina del santuario, proveniente dalla Confraternita di S. Croce in Boves.
1895: viene riparato il tetto e rifatto il pavimento e negli anni successivi è ancora abbellito di suppellettili forse con rinnovamento anche della canonica e del campanile.
1900: si pone la lapide a ricordo dei recenti restauri, sita ora in centro della facciata interna.
1931: viene eretto sul piazzale il basamento e la statua del Santo.
16 settembre 1943: una delle prime bombe tedesche contro Boves colpisce la statua di S. Antonio sul piazzale del Santuario.
1953: la statua mutilata viene spostata sul loggiato del giardino presso la chiesa e sostituita con una copia. Sotto la statua colpita dai tedeschi viene murata una lapide con la scritta: “prima vittima di Boves di eventi bellici 16.9.1943, qui traslocata nel compiersi del primo decennio 16.9.1953”.
1962: Don Peirone, ultimo cappellano stabile lascia la cappella.
1962: la chiesa e la canonica vengono usate durante l’estate come casa della gioventù dalla GIAC diocesana di cuneo che provvede a varie migliorie alla canonica, in particolare al rifacimento del tetto nel 1974.
1984: termina la presenza dei corsi estivi G.I.A.C..
1997: la Diocesi di Cuneo che ne è il proprietario, ha affidato in comodato alla Famiglia Bovari, con l’intento di realizzare un luogo di accoglienza e di spiritualità.
Ambientazione
La chiesa sorge quasi sulla sommità del colle ormai detto di S. Antonio a circa 700 mt. di altezza, alle spalle della collina del Castello che domina l’abitato di Boves, in posizione visibile più che dal paese, da tutta la pianura sottostante. Da qui si gode un vastissimo panorama su tutto l’altipiano cuneese. E’ posta con le spalle al riparo di una piccola cresta, posta a sud-ovest della chiesa e tagliata per ricavarne lo spazio necessario per la chiesa, la canonica e una parte del piazzale. Originariamente la cappella avevano spazio deambulatoriale tutto attorno per permettervi le processioni e le novene, spazio occupato poi dalle navate laterali. E’ da notare non solo l’esistenza di un pilone processionale riferito a questa cappella e posto sul colletto tra la collina di S. Antonio e quella del Castello, ma vi è un itinerario lungo la caratteristica strada, tutta chiusa dai muriccioli di cinta delle vigne, segnato da affreschi con immagini religiose a partire dall’abitato, con l’affresco nelle case in corso Bisalta , all’angolo appunto della vecchia via di S. Antonio, datato 1654.
Pure il piazzale è di notevoli proporzioni tenuto conto della pendenza del terreno e delle scarpate necessarie per sostenerlo; i muriccioli degli orti si aprono solo scorci un po’ incantati il muraglione del piazzale diventa balaustra verso un panorama estesissimo.
La costruzione pur situata in posizione eminente, non è superba, ma raccolta ed accogliente col grande portico antistante (l’antico era largo come l’attuale navata
centrale ma più aggettante in avanti), legata la modesta casa canonica inizialmente solo con un portico e raccordata variamente ai muraccioli e gradoni che modellano e disegnano la collina su cui il santuario è incastonato. Solo il campanile con la sua cuspide a cipolla va su a superare costruzione e alberi quasi a voler superare anche la cima delle colline.
Struttura architettonica
Attualmente la chiesa si presenta con pianta basilicale a tre navate, raccolta sotto un unico grande tetto a due sole ampie falde. Ma da più elementi tradisce la sua crescita in tempi diversi e non sempre e non sempre felice: come per la luce che nella navata centrale penetra solo più dalla serliana di facciata e dalle due finestre devozionali, essendo state chiuse le sue finestre laterali, al tempo della costituzione delle due navate laterali, illuminate insufficientemente per le finestre troppo basse e mal esposte dato l’ambiente circostante.
Questo fatto, assieme alla forzata bassezza delle navate laterali, sproporzionate in larghezza rispetto all’altezza e separate nettamente dai grandi pilastri ottenuti aprendo quattro archi per ognuna delle pareti laterali della primitiva navata unica, ora centrale lascia un senso di oppressione a chi sta nelle navate laterali. Questa diversità tra la navata centrale più proporzionata e quelle laterali risulta anche nella decorazione nell’impostazione iconografica. Infatti anche la struttura delle volte è diversa: quella centrale è a botte alleggerita dalle unghiature appaiate, in cui un tempo le finestre diffondevano abbondante luce ravvivando i numerosi stucchi e le cornici e lesene che movimentavano ancor più la volta e le pareti; le due navate laterali, hanno volte a vela appena rigonfie e suddivise da costoloni a sesto fortemente ribassato, senza particolari decorazioni a rilievo.
Il presbitero rialzato di due gradini rispetto al restante pavimento occupa la prima campata di fondo di ognuna delle tre navate, ma è trattato in modo diverso in quella centrale, con balaustra verso l’aula, con slanciata ancona impostata sopra l’altare e staccata dalla parete di fondo, con un buon risalto dell’insieme, mentre gli altari delle navate laterali con le loro larghe ancone appaiono schiacciati nella parete di fondo.
La sacrestia, collegata con il presbiterio dalla navata laterale sud-est, è ora inserita nella casa canonica ed unita nel suo cortiletto; sullo stesso lato è pure affiancato alla chiesa e legato alla canonica il campanile. Va infine notato che attualmente tutto l’edificio è preceduto da un ampio e banale portico con pile in cemento armato ricoperto a terrazzo, così sproporzionato da togliere ogni fisionomia alla facciata della chiesa; si notano comunque ancora le tre porte d’ingresso, le due finestre devozionali.
Arte iconografica
Si può schematizzare l’abbondante numero di immagini sacre, simboli e oggetti presenti in questa chiesa attorno ad alcuni temi o serie.
Innanzi tutto il ciclo di S. Antonio da Padova; il santo compare nella pala dell’altare maggiore come interlocutore principale della scena, poiché riceve il bambino Gesù lasciando alla Madonna solo il panno che avvolgeva il piccolo, mentre dall’altro lato più in basso S. Grato sembra più incantato che ammirato dalla divina apparizione della Vergine e degli angeli musicanti (tela datata “anno 1647 Abbà R. 1840 M. Ghinamo Giovanni e Perolo Gianni”). Lo sviluppo della vita del santo avviene contemporaneamente sia negli affreschi che nelle tele, segno se non di contemporaneità ed unicità di esecuzione, almeno di unità di impostazione, tenuta presente da chi ha eseguito gli affreschi che, stando alle date in nostro possesso (le tele dovrebbero essere del 1647, mentre la chiesa è finita solo dopo il 1649) furono eseguiti quasi a completamento del discorso svolto nelle tele.
Va pure notato che almeno le quattro tele semicircolari nelle lunette combaciano perfettamente nella struttura muraria. Ed ecco il seguito delle scene, a partire dalle due semilunette affrescate al disopra del cornicione della parete di fondo, a lato della ancona; in esse compaiono la scena della vestizione religiosa del santo e la sua formazione nello studio e nell’esperienza mistica; le quattro tele delle lunette di tamponamento delle unghiature della volta, raffigurano momenti di carità, predicazione e miracoli del Santo (da notare che forse queste tele a differenza delle altre di questo ciclo non sono state rovinate dal restauro del 1840); altre due grandi tele (cm. 350 x 180 di h. circa), che erano sicuramente alle pareti della navata centrale, uno ora alle pareti laterali delle due navate laterali, pur facendo parte in questo ciclo, raffigurano la predicazione del santo a Rimini, con i pesci che vengono ad ascoltarlo al posto degli eretici renitenti (con datazione: anno 1647 R. 1840) e la sua morte con apparizione del Signore e della Madonna, nell’affresco centrale della Madonna vi è l’apoteosi del santo, attorniato da angioletti esultanti ed elevanti anche il giglio e il libro, suoi attributi di purezza e dottrina.
S. Antonio da Padova è ovviamente raffigurato su tela semicircolare che spiega l’origine di questa chiesa: egli è al centro di uno squarcio di cielo di fronte a due gruppi di undici uomini genuflessi verso di lui. La scritta sulla parte inferiore del lato sinistro spiega: “voto del regio tribunale e della comunale amministrazione di Boves.
L’anno 1647 (Restaurata anche la scritta che ne sostituisce una anteriore, mentre l’altra scritta in parallelo sulla destra precisa: “Ristorato 1840 G.ni Ghinamo e Perolo Giovanni direttori”).
Infine S. Antonio è raffigurato nella statua processionale (conservata in edicola lignea con vetrina presso la prima pila della balaustra, alla sinistra in gioiosa conversazione col bambino Gesù, ritto sul libro che il santo ha aperto sulla mano e sul braccio destro).
Nella raffigurazione, oltre a quella della pala dell’altar maggiore, è concessa invece a S. Grato, contitolare della chiesa. Tuttavia negli affreschi della volta compare una breve galleria di altri santi.
Nei pennacchi tra le unghiature della volta compaiono tondi con raffigurazioni a mezzo busto, a partire da quelli sopra l’altare, di S. Bruno certosino, di S. Carlo Borromeo, i quattro dottori della Chiesa Occidentale: S. Girolamo, S. Gregorio, S. Ambrogio e S. Agostino, e i due Apostoli S. Pietro e S. Paolo. Nella parte superiore della volta, oltre all’apoteosi di S. Antonio, nella parte centrale di essa compaiono ancora, in un riquadro sopra l’altare la Colomba radiosa dello Spirito e, verso la facciata San Michele che precipita Satana. Questo insieme, improntato alla glorificazione divina dei santi potrebbe venir colto come specchio della Chiesa fondata sulla parola divina nella testimonianza apostolica e nella disciplina ascetica, tutta impegnata nella lotta per la difesa della Dottrina fiduciosa dell’aiuto divino e dei santi.
A questo secolo vanno ancora sicuramente ascritte altre due tele, fuori tema e forse provenienti da altra chiesa, raffiguranti l’una il viaggio al Calvario di Gesù, aiutato dal Cireneo e confortato dalla Veronica; l’altra la deposizione del Signore nel sepolcro. Così pure i due paliotti barocchi in stucco stirato, di cui uno reca l’immagine di S. Bartolomeo e l’altro S. Giusta di probabile provenienza dalla parrocchiale alla fine dell’800. Infine va notata la tela semicircolare raffigurante la disgrazia del crollo di una costruzione, forse una chiesa, dalla forma simile alle altre tele delle lunette, ma di probabile fattura ottocentesca. Le due navate laterali vanno lette con un loro tema proprio realizzato nella seconda metà dell’ottocento: la navata sud è dedicata al Beato Angelo Carletti, raffigurato estatico nella pala dell’altare ed osannato da cherubini e da scritte su nastri svolazzanti affrescati sulla volta, mentre altri elevano i suoi strumenti di devozione: il Crocefisso,il Rosario, il libro, lo scapolare; ugualmente la navata Nord dedicata alla Consolata, raffigurata nella tela dell’altare tra due angeli che ce la svelano col Bambino in braccio, ha la volta rallegrata da tre squarci di cielo in cui volteggiano cherubini e angioletti, due dei quali recano l’iscrizione su nastro: “Consolatrix afflictorum, ora pro nobis”.
Nell’insieme risulta evidente il concentrarsi del discorso iconografico attorno a S. Antonio di Padova a cui principalmente è dedicato il santuario secondo quanto era stato impostato a metà del secolo XVII; gli ampliamenti ottocenteschi hanno in parte disperso il materiale che sostiene il tema antoniano, ed hanno introdotto, ma senza grandi sviluppi due altri temi, del B. Angelo Carletti e della Vergine Consolatrice; più interessanti sono invece altri accenni pure barocchi quali le due tele sulla Passione e i due paliotti degli attuali altari di S. Antonio e del Beato Angelo Carletti.
E’ interessante tenere presente che il rinnovo ottocentesco diede un tono più accurato a tutta la collina, non solo con l’ampliamento del santuario ma anche ad esempio con la collocazione del monumento a San Francesco sulla sommità della collina. Tutto questo non fu forse senza riferimento alla collina del Castello, là di fronte, su cui nello stesso periodo sorgeva il tempio della scienza ed un piccolo ambiente chiaramente paganeggiante ed anticlericale.
Va infine notato all’esterno del santuario la presenza di due altre statue raffiguranti S. Antonio quella su alto basamento sul piazzale, copia dell’altra, ora sul loggiato a lato della chiesa, mutilata nel 1943 dalle armi tedesche: anche se solo in modo simbolico, sembra che il patrono scelto dal paese tre secoli prima abbia voluto partecipare alla strage tremenda subita dai suoi fedeli.

Tratto da: “Boves voci immagini di una comunità” del Prof. Mario Martini

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