S. Francesca Romana (Abbazia di S. Maria Nova)

Descrizione

Descrizione
La Basilica Minore di Santa Francesca Romana, Abbazia Santa Maria Nova, Monaci Benedettini Olivetani, Roma. Nella cripta è custodito il corpo di Santa Francesca Romana, Compatrona di Roma.

Storia

La chiesa fu costruita verso la metà del IX secolo, su di un preesistente oratorio, voluto da papa Paolo I. A seguito del restauro del X secolo, ricevette la dedica alla Madonna e il nome di Santa Maria Nova per distinguerla dall’altra chiesa del Foro Romano avente la stessa dedica, Santa Maria Antiqua.
Nel XII secolo l’edificio fu sottoposto ad un’importante ristrutturazione, che vide l’erezione del campanile e la decorazione dell’abside. Con la traslazione delle reliquie di santa Francesca Romana nella cripta, nel XV secolo, la chiesa cambiò dedica per assumere quella attuale.
Quando nel 1870 Roma fu conquistata e divenne la capitale del Regno d’Italia, il nuovo Stato unitario espropriò varie proprietà ecclesiastiche, tra cui il convento annesso alla chiesa. In questi spazi, agli inizi del XX secolo, l’archeologo Giacomo Boni ricavò l’Antiquarium Forense per esporvi i reperti provenienti dagli scavi del Foro.

Arte e leggenda

Santa Francesca Romana ospita un’antica splendida icona della Madonna di Odigitria (“che indica la Via”): risalente al V secolo, l’opera è stata qui traslata da Santa Maria Antiqua a causa del decadimento di quella chiesa.
Ora è conservata nella Sacrestia (aperta solo nelle ore di apertura della portineria; orario più limitato dell’apertura della chiesa). L’immagine che si trova sull’altare maggiore invece è di scuola toscana del XII secolo. Per secoli era stata sovrapposta all’icona originale, e solo nel 1949 un delicato restauro ha portato alla luce l’immagine proveniente da Santa Maria Antiqua.
Il mosaico absidale e quello dell’arco trionfale sono del IX secolo, epoca di costruzione della basilica. Il luogo dove si trova la chiesa era, secondo la tradizione, quello della morte di Simon Mago. Secondo la leggenda Simon Mago, volendo dimostrare di possedere poteri superiori a quelli di Pietro apostolo e di Paolo di Tarso, avrebbe levitato davanti ai due santi, i quali sarebbero caduti in ginocchio a pregare, causando la caduta e morte di Simone.
Tra le altre opere, si segnala, invece, il Miracolo di san Benedetto, dipinto settecentesco di Pierre Sublevras, che si trova anch’esso nella Sacrestia, e, nella volta della prima cappella a destra, l’affresco – purtroppo rovinato – con i Dottori della Chiesa attribuito al celebre Melozzo da Forlì, pictor papalis. Nella sacrestia è conservata anche la Trinità con il beato Bernardo Tolomei e angeli, dipinta da giacinto Brandi tra il 1665 e il 1670.
In questa chiesa venne sepolto il pittore Gentile da Fabriano nel 1427, ma della sua tomba non è rimasta traccia. Negli anni cinquanta del Novecento, tuttavia, è stata collocata sul pavimento della navata una lapide che ricorda la sepoltura del pittore fabrianese all’interno della basilica.

Fonte: Wikipedia

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