S. Giacinto Giordano Ansalone (Chiesa Madre)

Descrizione

Descrizione
La chiesa madre o Santuario di San Giacinto Giordano Ansalone è la chiesa principale di Santo Stefano Quisquina.
La settecentesca Chiesa Madre riassume la storia di tutta la comunità stefanese poiché conserva le maggiori opere artistiche e soprattutto custodisce il gran patrimonio spirituale legato alle tradizioni e alla devozione verso i suoi Santi; ma la chiesa rappresenta per gli stefanesi qualcosa di più di un semplice edificio, poiché come dice Calogero Messina “…dentro ed intorno vi si svolge da secoli la vita degli stefanesi.” Da antichi documenti risulta che la chiesa di S. Nicola (il cui culto era molto diffuso all’inizio del millennio) fosse già esistente nel XII secolo ma la tradizione vuole che la chiesa madre sarebbe stata fondata nel XIV secolo per volere di Federico Chiaramonte. Costruita in un’area franosa e ricca di sorgenti, la chiesa è stata più volte sottoposta ad restauri e rifacimenti: nel Cinquecento dalla famiglia Ruiz mentre nel Settecento fu ricostruita così come ci appare oggi sotto la direzione di Padre Ignazio Traina e per volontà del principe di Belmonte G.E. Ventimiglia; la chiesa è stata consacrata il 4 settembre 1774 dal vescovo di Girgenti Mons. A. Lanza. Ad abbellire la chiesa furono i fratelli Manno pittori di notevole fama e commissionate preziose statue lignee dorate ed un crocifisso intagliato. In occasione dell’elevazione a Santuario la chiesa ha visto l’ultimo restauro che ha aggiunto alla numerose opere d’arte già presenti alcune più recenti di fattura stefanese.
L’impianto è basilicale ed a 3 navate divise da due file di 4 colonne di ordine dorico, la navata centrale ha copertura a botte ed è più alta e più lunga delle laterali; il presbiterio è rialzato termina con un’abside semicupolato mentre le navate laterali terminano con una volta absidale. Il prospetto, molto semplice quasi da voler nascondere la ricchezza dell’interno, è a salienti, corrisponde anche in altezza delle tre navate interne, ed è impreziosito da un portale in pietra scolpito ed arricchita da teste d’angelo ed al centro da rami di palma e ulivo. Dall’ottobre del 1987 con la canonizzazione del domenicano stefanese Giacinto Giordano la chiesa è stata elevata a Santuario.

da Wikipedia

 

San Giacinto Giordano Ansalone

Per lui non si potrà sicuramente dire che il martirio fu un “incidente di percorso”, perché davvero fu pensato, voluto, quasi cercato, in un’ottica di donazione totale e di piena configurazione a Gesù, che proprio sulla croce aveva dimostrato la grandezza e la totalità del suo amore per gli uomini.
Il bambino, nato il 1° novembre 1598 a Santo Stefano Quisquina (Agrigento), viene chiamato Giacinto: un nome che tiene solo fino ai 17 anni, all’entrata nel convento domenicano di Agrigento, quando lo muta in quello di Fra Giordano. Inizia gli studi a Palermo e poi li prosegue in Spagna, a Salamanca, sempre però con il chiodo fisso di andare missionario in Giappone.
Ordinato sacerdote a Trujillo, raggiunge a piedi Siviglia e di qui raggiunge il Messico: ha 27 anni, un ardore che sprizza da tutti i pori e coraggio da vendere. La sosta messicana dura un anno o poco più e di qui raggiunge le Isole Filippine. Per due anni si spende per i filippini di Cagayan, poi si dedica all’apostolato tra i cinesi, in una loro colonia alle porte di Manila, prendendosi soprattutto cura dei malati, ma anche impegnando pazientemente molto del suo tempo nello studio e nell’approfondimento della loro cultura, tanto che della lingua, dei costumi e della mentalità cinese diventa un profondo conoscitore, in un tempo in cui il dialogo con i non credenti è ancora di là da venire e di inculturazione non si parla sicuramente tanto.
Fra Giordano non si ferma qui: in una monumentale opera, di cui purtroppo a noi è giunta solo notizia, passa al vaglio della dottrina cattolica le credenze religiose e filosofiche dei cinesi, nella speranza di poter aprire con loro un sereno confronto, premessa per una futura evangelizzazione. Intelligente, intraprendente, aperto, soprattutto innamorato di Cristo, Fra Giordano, pur sentendosi permanentemente in missione, non perde di vista il Giappone, il suo primo amore, nel quale spera in ogni caso di andare un giorno a predicare.
E’ nota la sua ostinazione e la sua fermezza, ben riassunte nella sua lapidaria frase “Jordanus non est retrorsum” perché, spiega con riferimento al fatto biblico, il fiume Giordano “potè tornare indietro, io, Giordano, no, non torno indietro”. Per la serie “chi la dura la vince” riesce a mettere piede in Giappone nel 1632, ma travestito da mercante, perché la persecuzione contro i cristiani (iniziata, a dire il vero, prima ancora che lui nascesse) negli ultimi 16 anni si è estesa a macchia d’olio, sta sconvolgendo le comunità e sta facendo molti martiri. Suo primo compito è dunque rincuorare, incoraggiare, sostenere i perseguitati. E’ pienamente cosciente dei rischi cui va incontro e il martirio per lui non è solo un’eventualità. Che comunque non lo sfugga lo dimostra il fatto che, ammalatosi un giorno gravemente, chiede ed ottiene la guarigione per intercessione della Madonna, per non morire nel proprio letto ma poter offrire a Cristo e ai giapponesi la testimonianza del sangue. Lo arrestano dopo due anni, il 4 agosto 1634: sotto le torture e davanti ai giudici non ha paura di confessare di essere venuto in terra giapponese a diffondere l’amore di Cristo, un amore che si è spinto fino alla croce. A Nagasaki lo sospendono ad una forca a testa in giù e seminterrato in una fossa, dove agonizza per sette giorni, fino alla morte che arriva il 17 novembre. Padre Giordano Ansalone nel 1981 è stato proclamato beato a Manila da Giovanni Paolo II°, lo stesso papa che lo ha canonizzato sei anni dopo a Roma.
La data in cui viene celebrato è il 17 novembre mentre in Sicilia è ricordato il 19 novembre.

Autore: Gianpiero Pettiti

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     PIAZZA CHIESA MADRE 92020 SANTO STEFANO QUISQUINA AG
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    Sicilia
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    SANTO STEFANO QUISQUINA

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