Santa Maria a Pugliano (Basilica Santuario)

Descrizione

Descrizione
L’attuale zona di Pugliano, dove oggi è ubicato il Santuario, era nell’antichità un fitto bosco, parte integrante della macchia mediterranea che ricopriva le pendici del Vesuvio. Tra la montagna e il mare era, allora, un ininterrotto susseguirsi di filari di pini, una stupenda distesa di prati e di fiori, talché il celebre Plinio poteva entusiasticamen­te affermare che la natura si era compiaciuta di far mostra in un solo luogo di tutta la sua bellezza (Plin. N. H. :111, V, 40). Ma, in seguito all’eruzione del 79 d. C., un’immane colata di fango e di materiale piroclastico seppellì Ercolano e trasformò totalmente l’aspetto dei luoghi intorno al monte. Anche il nostro bosco fu travolto da quella spaventosa alluvione. Spogliato degli alberi e di ogni altro elemento vegetativo, divenne una spianata ricoperta di fango e di cenere. Su questo strato composito fu poi costruito un oratorio dedicato alla Vergine, nucleo originario di quel tempio di Pugliano, a proposito del quale così scrive il Rosini: “ Positum est in veteri terra (ita enim aggestos cineres Tito aevo e monte effusos no­minant”)  (Rosini,1797 : cap. IV, n. 14, pag. 24.
Una tavola incisa e dipinta all’acquatinta, tratta dal “Voyage pittoresque ou description des Royaumes de Naples et de Sicile” di Jean-Claude Richard de Saint-Non (Parigi, 1727 – 1791), meglio conosciuto come Abbé de Saint-Non, mostra un’eccellente ricostruzione del « bosco supra Resina » che circonda l’ oratorio. Non sappiamo quanto tempo il bosco (con l’oratorio) seppe resistere alle successive e frequenti eruzioni del vulcano, ma è certo che nell’undicesimo sec. il santuario di Pugliano sorge al centro dell’attuale piazza in tutta la sua maestà. L’ubicazione del tempio, isolato sulla collina ed esposto continuamente alle insidie del Vesuvio, appare evidente in tutta una serie di disegni, incisioni e vedute del XVII e XVIII secolo.

Origine del nome “Pugliano”

Circa l’origine del termine «Pugliano», alcuni, forse a torto, vorrebbero farlo derivare da una deformazione del nome Ampellone. Ciò è improbabile perché «Pugliano» é di origine latina, mentre «Ampellone» è di origine greca. Se ci fosse stata corruzione, il nome originario sarebbe caduto in disuso, cosa che non è avvenuta. Pugliano indicherebbe piuttosto un luogo, ed é parola di origine classica; Ampellone é un titolo popolaresco della Madonna, ed è di origine bizantina. Secondo il Rosini, «Pugliano deriva dalla corruzione dell’espressione “fondo Polliano”, o Publiano, oppure Apolloniano, dal nome dell’antico padrone del fondo stesso, che si chiamava Pollio, o Publio, o Apollonio. Per il Galante Pugliano viene da Pollianum; cioé villa di Pollio. I Pollio erano facoltosi patrizi che avevano altre proprietà a Pompei, a Posillipo e a Sorrento nel luogo comunemente indicato «Bagno della regina Giovanna». E’ da notare che in Italia esistono altre località che hanno lo stesso nome, non tutte legate alla devozione mariana. Essi sono: Pugliano di Paliano (Frosinone); Pugliano di Teano (Caserta); Pugliano a S. Giuliano Terme (Pisa); Pugliano a Bianco (Reggio Calabria); Montecorvino Pugliano (Salerno); Montecopiolo Pugliano (Pesaro e Urbino); Minucciano Pugliano (Lucca). Sono inoltre da registrare: Puglianello (Benevento) Puglianello Camporgiano (Lucca) Pugliano Milanese (Milano)

ALLE ORIGINI DELLA FEDE CRISTIANA A ERCOLANO

La tradizione vuole che il Vangelo a Ercolano sia stato annunziato dall’apostolo Pietro. Il coro e la navata centrale della Basilica di S. Maria a Pugliano conservano la memoria di questo primo annuncio della Fede, e insigni monumenti documentano la venerazione della Croce fin dai tempi apostolici.
LA CROCE DI ERCOLANO – Primo segno della Croce Cristiana scoperta nel 1938. Ricorreva, allora, il secondo centenario degli scavi e l’archeologo Amedeo Maiuri volle denominare il luogo “Casa del bicentenario”. L’insigne archeologo, parlando di questo segno della Croce, affermava: “E’ il segno della Croce Cristiana. Lo confermano tutti i particolari, tutti i contorni, tutte le circostanze.
I SARCOFAGI – È ancora il Santuario di Pugliano con i Sarcofagi (tombe pagane del II e IV secolo) adattati ad altari (dal XI al XVI secolo) a conservare la memoria della seconda evangelizzazione operata dai monaci Basiliani presenti nella nostra terra in un momento di ripresa e bonifica del territorio. È sempre il segno della Croce , memoria della Pasqua del Signore Crocifisso e risorto, inciso sui Sarcofagi, a riproporre il messaggio di Vita. “Gesù Cristo vince”; “Croce da Adorare per la quale tutto il mondo è stato illuminato”. Fu in questo contesto che l’annuncio del Vangelo, perché restasse limpido e vivo nella nostra terra, fu riproposto guardando a Maria, modello di vita Cristiana. Lei, la fedelissima tra i discepoli del Signore, fu invocata come Madre, perché potesse nei secoli guidarci con la sua fede limpidissima verso Cristo Signore; come Maestra, perché additandoci il Maestro Divino, Via, Verità e Vita, potesse anche a noi ripetere “Fate tutto quello che Egli vi dirà” ; Regina, perché, immagine della chiesa senza ruga e senza macchia, mostrasse a noi, Chiesa pellegrinante, la via della carità e della perfetta unione con Cristo.
IL BATTISTERO – È il più antico dei paesi vesuviani (si battezzava già nel secolo XIII). In questo nuovo fervore di vita cristiana, la Basilica di Pugliano si arricchisce di nuovi segni.
IL CRISTO NERO – Antico e prezioso Crocifisso ligneo fatto nella seconda metà del secolo XIII. Fin dal medioevo il Santuario di Pugliano è stato sempre il luogo privilegiato per lucrare le Indulgenze. Il famoso storico Celano, nella sua guida di Napoli, parlando del Santuario di Pugliano dice: “Frequentatissima stazione per le molte Indulgenze che vi sono è la Basilica di Pugliano…”. Il Sommo Pontefice Gregorio XIII, ad istanza del Cardinale Colonna, protettore della Basilica, con bolla del 13 giugno 1579, confermava tutte le antiche Indulgenze concesse dai suoi predecessori. (la minuta della Bolla papale è stata rinvenuta nella ricerca effettuata presso l’archivio segreto Vaticano); il Galante, parlando di Pugliano, afferma: “Copiosissime sono le indulgenze, largite dai Sommi Pontefici al Santuario di Pugliano, e tali che presso di noi trovano uguale riscontro solo nella chiesa di S. Pietro ad Aram, estese poi anche alla cappella tesoro di San Gennaro”
LA NUOVA IMMAGINE DELLA VERGINE DI PUGLIANO – Scultura lignea dei primi anni del XIV secolo. Sostituisce l’antica icona della Madonna di Ampellone o Madonna Antica. Il titolo Madonna di Ampellone risale certamente al tempo in cui a Napoli e nei dintorni si parlava la lingua Greca e cioè nel periodo Bizantino. La prima testimonianza che parla della chiesa di Pugliano è del 15 novembre 1076 (documento proveniente dal monastero di S. Sebastiano in Napoli, retto dai monaci Basiliani). Una nobile napoletana di nome Maria faceva il suo testamento. Dopo di aver lasciato in eredità varie somme a molte chiese napoletane dice: “At S. Maria at Pugnanum tari otto”. Il Capasso dice: “Mi pare che S. Maria at Pugnanum sia la stessa che S. Maria a Pugliano celebre Santuario”.
Fin dai tempi più antichi la Madre del Signore è stata celebrata nel Santuario di Pugliano in una delle feste liturgiche più antiche, cioè il giorno dell’Assunta, (15 agosto) memoria antichissime e primaria della Vergine (cfr. il Galante – Memoria del Santuario di Pugliano anno 1875).
Una devozione semplice ed intensa alla Madre di Dio ha costantemente segnato la vita della Chiesa ercolanese, accompagnata dalle immagini che la rappresentano. Per l’uno e per l’altro le antiche tradizioni riportano le origini ai tempi primitivi della Chiesa. L’immagine della Vergine viene sempre circondata dall’Apostolo Pietro e da S. Aspreno, primo vescovo di Napoli, della “Gens Nonia “, fiorente famiglia di Ercolano. (Cfr il Galante o. c.).
LA BASILICA E PIAZZA PUGLIANO DALL’800 AD OGGI – Da una stampa francese, che riporta l’eruzione del Vesuvio del 22 ottobre 1822 e la facciata della nostra Chiesa con la piazza, possiamo notare che a fianco al campanile seguiva un porticato con quattro arcate prive di cancelli, invece delle attuali tre. La quarta arcata restava aperta anche da via Trentola, e a differenza delle altre tre non aveva porta d’ingresso nella Chiesa. Verso il 1860, l’Amministrazione comunale, per un discorso di illogica simmetria, dispose la muratura di questa quarta arcata ed i tre portici che restarono furono chiusi con cancelli. Solo nel 1888 fu commissionato l’orologio pubblico tutt’ora esistente. Fu in quel periodo, quindi che la facciata assunse l’attuale forma.
La grande piazza appariva invece tutto un piano solo con dei cimoni di lava vulcanica che qua e là si ergevano anche fuori dal piano. Dalla stampa è inoltre possibile osservare due Croci dal lato della congregazione ed una folta boscaglia dove sorgeva la stazione della Circumvesuviana fino agli anni sessanta. Poi la piazza fu trasformata in vari giardini divisi da tre strade con pavimentazione in pietra vulcanica. Recentemente sono stati effettuati altri lavori per la realizzazione di nuovo progetto di risistemazione della piazza. Il progetto è opera degli ingegneri P. Scognamiglio e N. Di Martino e dell’architetto S. Solaro.

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