Santa Maria del Campo

Descrizione

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IL SANTUARIO di SANTA MARIA DEL CAMPO

 

Si narra come il 1° Agosto dell’anno 561 una folla si fosse radunata dinanzi al chiesa di Santa Maria, da poco costruita nei pressi del tempio di Cerere (o Venere, secondo altri) ormai in abbandono, per assistere al rito della sua dedicazione. Al sorgere del sole i celebranti – che per la circostanza erano il Papa, otto cardinali, il vescovo e alti prelati – fanno il loro ingresso in chiesa per compiere il rito, ed è allora che scorgono sull’altare una carta, scritta a lettere d’oro, ove si legge:  “Chiunque dal primo canto del gallo fino a tutto il giorno del 1° Agosto venga in questa Chiesa, sia mondo da ogni peccato. Per bocca di nostro Signore Gesù Cristo è stato detto”.
È la leggenda della consacrazione della chiesa della Madonna del Campo e della indulgenza plenaria ad essa collegata. Tutto ciò era riportato in una carta, oggi smarrita, datata 1639 del notaio Minosio, il quale aggiungeva altri particolari riguardo la conferma dell’indulgenza da successivi pontefici e l’estensione della stessa ad altre date del calendario.
Sarebbe questa la più antica notizia riguardo il culto tributato dagli Alvitani alla Madre di Dio, anche se Alvito, nel sec. VI d.c., ancora non esisteva. Forse la chiesa era stata costruita dai trisavoli degli Alvitani, ossia gli abitanti della prima Sant’Urbano, che doveva trovarsi nei dintorni della chiesa di Santa Maria, o forse essa era una fondazione del monastero cassinese, che negli anni precedenti il 577, quando venne distrutto dai Longobardi, ebbe il tempo di portare il Vangelo nelle terre circostanti. Siamo nell’ordine delle… possibilità, non certo dei riscontri storici e documentali.
Per avere la certezza dell’esistenza di una chiesa dedicata alla Madonna, là dove ancora oggi Ella è venerata, bisogna attendere il 10 Ottobre 981, e precisamente la stesura del diploma di Ottone II imperatore con il quale si restituiscono al monastero di San Vincenzo al Volturno alcune terre usurpate dai Saraceni. Tra i termini confinari in esso richiamati, per un appezzamento di terra appartenente alla cella di San Giuliano in San Donato, figura una via pubblica “che giunge a Santa Maria”, così vi si legge. Nel sec. X, quindi, la chiesa certamente esiste e proprio là ove ancora si trova, considerato che gli altri riferimenti confinari cui fa cenno il diploma dell’Imperatore sono: il rio che scorre nella valle di Castagneto, il rio di Malafede, il rio di Fontana Vitola.
Nel sec. X l’attuale contrada di santa Maria è zona di popolamento agrario, tanto che a breve distanza vi sono erette due chiese: sant’Urbano e santa Maria. E sappiamo che le chiese venivano costruite, appunto, là dove c’era gente. Per cui è probabile che sono proprio quelli gli anni in cui la nostra chiesa viene costruita, assieme alla seconda città di Sant’Urbano, che nel 976 Aligerno, abate di Montecassino, incarica un gruppo di Vicalvesi di edificare.
La chiesa di Santa Maria, fin dalle origini diocesana, mai appartenuta al monastero di Montecassino, ha subito nel corso degli anni ampliamenti e ristrutturazioni.
“Originariamente la Chiesa non ebbe nè la forma nè le attuali dimensioni era lunga m. 11,20 larga m. 7,25, alta m. 7. Nel centro del fondo aveva un abside o cona larga m. 3, alta m. 5,20: e nel prospetto un portico semplicissimo simile a quello dell’attuale chiesina di S. Biagio, largo quanto la Chiesa, profondo m. 7,40, formato da 2 archi laterali traversi in linea coi muri laterali della Chiesa, e da un frontale più alto con tettoia a due spioventi.
L’arco frontale fu abbattuto insieme al prospetto, quando la Chiesa fu prolungata, ed i due laterali inseriti nel prolungamento sono quelli esistenti a metà della Chiesa attuale”.
“Il prolungamento si fece nella parte anteriore e non fu di pochi metri, bensì di due campate, quelle che vanno dall’arco centrale dell’antico portico fino alla porta della Chiesa, la quale perdette il vecchio soffitto ed ebbe la volta attuale”.
Così scriveva il Can. Pizzuti in una sua pubblicazione del 1947, che a sua volta si rifà ad una monografia di Francesco Saverio Castrucci, stampata nel 1926.
Dopo il prolungamento la chiesa fu riccamente decorata. Furono chiamati due grandi pittori del tempo – siamo nel sec. XVI – a dipingerne le volte, Taddeo Zuccari e Daniele da Parma. La chiesa era ormai passata ai frati francescani del monastero di San Nicola, che la ressero e officiarono fino alla soppressione del monastero.
Nel 1820 il Comune di Alvito inizia i lavori di adattamento ad area cimiteriale degli spazi che fiancheggiano la chiesa, dopo che la legge nel 1817 aveva prescritto la costruzione di pubblici cimiteri. Inizia per questo edificio una nuova storia: sarà il luogo ove gli Alvitani si raduneranno non più solamente per pregare la Madonna per sé stessi ma anche per i propri defunti, i cui corpi, sotto lo sguardo amorevole di Maria, in quel luogo attendono la resurrezione della carne.
Non si è mai smesso di intervenire sulla chiesa, sia per esigenze… logistiche (come il muro divisorio fatto innalzare da donna Isabella, moglie del conte Raimondo di Cardona, nel sec. XVI per ricavare una sagrestia di cui la chiesa era sfornita), sia per riparare a danni (come dopo il terremoto del 1915), sia per esigenze liturgiche (come negli anni sessanta del secolo scorso per adeguare il presbiterio alla riforma conciliare). L’affetto che soprattutto gli abitanti della frazione nutrono per la Madonna del Campo porta il santuario ad arricchirsi continuamente di sempre nuovi interventi, volti ad abbellire e rendere sempre più funzionale la chiesa.
Il santuario della Madonna del Campo fu sempre, fin dal suo sorgere, il principale riferimento del culto mariano ad Alvito, ma anche per gli abitanti dei comuni limitrofi, in particolare di San Donato val di Comino, esso è stato, e continua ad essere, luogo privilegiato di incontro con la Madre di Dio.
Un santuario frequentatissimo nei secoli scorsi, soprattutto il giorno anniversario della sua consacrazione, il 1° di Agosto secondo la tradizione, tanto che fino a metà ‘900 vi si teneva una grande fiera, in concomitanza appunto con le celebrazioni religiose. Fiera che è richiamata anche negli Statuti di Alvito (anno 1536).
E che la nostra Madonna fosse oggetto di grande venerazione lo prova anche l’espressione che si usava un tempo riferendosi a Lei, che si sentiva ripetere anche in luoghi lontani: “La Madonna della Cona, dove è beato chi si prona”. Tradotta in Italiano perde un po’ del fascino che la frase detta in dialetto aveva, ma resta evidente il riferimento all’immagine della Madonna – la Cona, appunto – oggetto di prima devozione nel santuario.
Associato da sempre al lavoro della terra, il culto della Madonna del Campo si manifestava, in particolare, in preghiere e devozioni per assicurarsi raccolti abbondanti. Per propiziarsi i favori della Vergine si usava anche, in occasione di lunghi periodi di siccità, portare ad Alvito in processione la statua della Madonna, al fine di invocare la tanto attesa pioggia. Solo nel secolo scorso si decise di tenere per un mese intero la statua ad Alvito, ogni anno dal 15 Luglio al 15 di Agosto, togliendo così definitivamente ogni riferimento devozionale al culto “campestre”, che pure aveva origini antichissime, avendo la Madonna del Campo probabilmente sostituito il culto di Cerere, dea dei raccolti, che nei pressi della chiesa aveva avuto il suo tempio.
Oggi la chiesa della Vergine del Campo continua ad essere il santuario mariano di Alvito, ove settimanalmente i fedeli si ritrovano per celebrare l’Eucarestia; continua il ricordo della sua dedicazione, si celebra ancora la messa “al canto del gallo”, sul far del giorno del 1° di Agosto; si festeggia la Vergine con sempre maggiore solennità l’ultima domenica di Agosto, a chiusura di quello che è per Alvito il mese mariano per eccellenza.
Fonte: https://www.facebook.com/SantaMariaDelCampoAlvito/

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