Santa Maria del Castello

Descrizione

Descrizione
Il Santuario di Santa Maria del Castello – detto comunemente Madonna del Castello – sorge nel centro storico della città di Castrovillari, su una collinetta che si eleva sui 350 metri e che funge anche da terrazza naturale per il panorama della catena montuosa del Pollino. Per la storia che racconta, legata a una tradizione leggendaria e per il culto votivo che si diffuse in seguito, dedicato alla preziosa immagine miracolosa ritrovata e contenuta al suo interno, Santa Maria del Castello è la patrona di Castrovillari e delle genti del Pollino, che ne celebrano solennemente la festa il 1º maggio.

Storia

L’edificio fu costruito nel 1090, per ordine del conte Ruggero il Normanno (figlio di Roberto il Guiscardo) detto il Borsa, con l’intenzione di costruire una fortezza che sorgesse nel punto più alto della città, per difendersi da attacchi e incursioni nemiche e per meglio proteggere la sua corte dall’ostilità del popolo verso la dominazione normanna. Note sono, infatti, le imprese che i Normanni dovettero condurre più volte e per lunghi anni prima di impossessarsi della città di Castrovillari, dotata di possenti fortificazioni e di una coraggiosa resistenza degli abitanti, successivamente arresi agli assedi dei conquistatori soltanto perché esasperati dalla fame.
I Normanni conquistarono la città nel 1064 dopo il lungo assedio di Roberto il Guiscardo, e dopo che già quasi tutta la Calabria era finita nelle loro mani. Ma anche negli anni seguenti la città fu contesa dai successivi principi normanni: Guglielmo Arenga si ribellò a Roberto Il Guiscardo nel 1073 il quale, impegnato nella presa di San Severina, mandò il figlio Ruggero ad assediare Castrovillari; quest’ultimo, succedendo al padre nel 1085 e memore della lunga e indomita resistenza della città, ordinò che sulla sommità del colle sorgesse un possente castello per tenere in soggezione i cittadini. È il 1090 quando gli operai inviati dal conte Ruggero cominciarono a gettare le basi della temuta fortezza, inasprendo l’ostilità degli abitanti.
La tradizione racconta, però, che durante i lavori di edificazione ordinati dal Borsa, le mura della fortezza costruite durante il giorno crollassero misteriosamente durante la notte. L’accaduto suscitò lo stupore del conte che, inorgoglito, ordinò alle maestranze di scavare più a fondo nella roccia per rinforzare le fondamenta del castello. Fu proprio durante l’ultima fase di scavi che avvenne il prodigio: il ritrovamento, ad opera degli operai che eseguivano i lavori, di un’immagine raffigurante una Madonna col Bambino, dipinta su un muro. Dinnanzi all’apparire della sacra immagine, gli operai caddero in ginocchio, il popolo accorse e gridò al miracolo. La scoperta, considerata prodigiosa, creò il presupposto per l’insurrezione dei cittadini contro la costruzione della fortezza e la dominazione. Grazie all’intercessione del vescovo di Cassano Sassone, Vicario del Papa Urbano II e amico del conte Ruggero, che accolse la causa di ribellione del popolo castrovillarese, il conte ordinò che al posto del castello fosse costruito un santuario al centro del quale fu posta l’immagine della Madonna che, da quel momento in poi, fu detta del Castello. Il popolo, entusiasta per la grazia ottenuta, si strinse intorno alla Vergine tributandole onori e lodi senza fine e proclamandola Patrona della Città.
Dinnanzi al ritratto della Vergine, si sono inginocchiati papi, re, imperatori, artisti, letterati italiani e stranieri. Carlo V, il 13 novembre 1535, facendo il suo ingresso nel santuario a Castrovillari, reduce dall’impresa di Tunisi, rimase talmente attratto dalla Vergine che, nel diploma con cui dava a Castrovillari il titolo di città, ordinò che ogni personaggio insigne lì arrivato, facesse ingresso nel Santuario di Santa Maria del Castello.

Descrizione

Architettura

L’edificio, costruito nel 1090, fu rifatto nel 1363 e subì notevoli rifacimenti nel XVI secolo e nel XVIII che ne trasformarono la struttura originaria.
La struttura della chiesa è a tre navate, rigorosamente in stile normanno, con fregi arabo-bizantini. La facciata, preceduta da un portico con finestre ad arco e tracce di affreschi del XV secolo, presenta due portali romanici sovrastati da un fregio ad archetti trilobati decorati da coppie di rosette, forse del XIV secolo. Questi portali si trovavano un tempo sul lato opposto, in quanto i lavori di rifacimento della chiesa, conclusi nel 1769, portarono all’inversione dell’orientamento dell’edificio, motivo per cui si assiste oggi all’anomalia della presenza della porta d’accesso sulla cripta e dell’abside rivolta al centro abitato, anziché essere orientata ad est come in tutte le chiese di origine medievale. L’ingresso usato dai fedeli, però, è quello posto sul fianco, corrispondente alla navata destra, dove si apre un portale a sesto acuto, in pietra, di chiara derivazione gotica. Sul lato opposto, si trova un altro portale con decorazione barocca, oggi murato, risalente ai rifacimenti settecenteschi. La navata centrale si prolunga nell’abside occupata dal coro ed è fiancheggiata da dieci arcate ampie, di cui due murate per sostenere la cantoria. Le navate laterali terminano in due cappelle rispettive, seguite dalla sagrestia da una parte e da un vasto ripostiglio dall’altra. Sulle arcate della cantoria corrono il cornicione e il muro della volta, tramezzato da finestre settecentesche rettangolari. La volta è a botte, mentre quella delle navate laterali è a vela. Entrambe sono adornate con pregevoli stucchi. L’ingresso principale sostiene la cantoria a balconata, sostenuta da due colonne e adornata da putti che fuoriescono da cariatidi e stucchi, dotata di un organo del XVIII sec.,in legno scolpito e dorato. Nel mezzo della navata centrale, si trova la cappella della Madonna, la cui parete di fondo è ricoperta da marmi finissimi e pregevoli, incastrati nel muro: al centro si apre l’edicola della Madonna raffigurata col Bambino e sovrastata da due angeli in marmo bianco che reggono una corona. Al di sopra, altri due angeli più grandi reggono un’altra corona di stucco. L’altare, a marmi policromi intarsiati, come gli altri nove presenti nel santuario, eccetto uno, si sposa perfettamente con la cappella, arricchita da una balaustra semicircolare.
In fondo, nel presbiterio, l’altare maggiore merita particolare attenzione: realizzato in epoca anteriore rispetto al rifacimento della chiesa, avvenuto nel 1769, separa il coro dal presbiterio e si distingue per la bellezza del ciborio e delle mensole laterali, impreziosito da putti di marmo reggenti candelabri a forma di cornucopia. Il paliotto e la balaustra dell’altare, identici a quelli della cappella della Madonna, sono dotati di un cancelletto a due battenti in bronzo in stile barocco del 1774.

Madonna col Bambino

Dall’ingresso principale del santuario si accede direttamente all’altare della Madonna, un capolavoro di policromia di marmi di epoca barocca, come tutti gli altari del santuario. Sull’altare della Madonna, di fronte all’ingresso laterale principale, inserita in un’edicola con due putti di marmo bianco reggenti una corona, troneggia il dipinto della Madonna del Castello, icona bizantina straordinaria e potente nella dolcezza della sacra effigie.
“Il dipinto della Madonna si presenta ben definito nelle sue linee. Occhi assai grandi e profondi, dallo sguardo dolce, naso diritto, piccole e floride le labbra, rotondo il mento, ben armonizzantesi nella soavità del bel volto ovale; la testa coperta da manto turchino che le scende sulle spalle e si chiude lasciando aperta sul petto una larga scollatura che un candido velo copre”. Sulla fronte della Madonna e su quella del Bambino una corona d’oro, donata nel 1880 dai castrovillaresi emigrati a Buenos Aires in Argentina e due diademi tempestati di brillanti, perle, zaffiri, rubini e diamanti, appositamente realizzati per l’Incoronazione del 27 giugno 1954 da un orafo crotonese, ogni anno il 30 aprile, vigilia della festa a mezzogiorno in punto vengono posti sulla sacra effigie.
Un’icona popolare ma allo stesso tempo unica nel suo genere, universale e particolare insieme, dai tratti orientali e occidentali, riassunto perfetto della diversità e della coincidenza degli opposti avvolti nel mistero di un’unica figura: la Madre Theotòkos, “Colei che ha dato la vita a Dio”. La posa delle figure è quella tradizionale delle icone bizantine di questo tipo: la Vergine in primo piano tiene il Bambino Gesù in braccio, la mano di Lui sul sacro manto di lei, diretta verso il cuore. Lei sorride di una dolcezza ultraterrena, calma e fedele, come i sentimenti di pace e profonda serenità che ispira in chi guarda. Lo sguardo, diretto verso lo spettatore, è acceso di una strana fiamma che supera il colore e resta viva nella memoria di chiunque. La bellezza dei colori, che ricordano quelli di Cimabue e di Giotto, le tinte neutre ma luminose, i tratti morbidi, lo stile unico nel genere iconico bizantino, fanno di questo dipinto un capolavoro pregevole e ricercato.
Il dipinto fu attribuito, secondo un’inedita tradizione locale, a San Luca, secondo altri, invece, di provenienza orientale, sarebbe stato nascosto per essere salvato dalla lotta iconoclasta e dal rischio di una profanazione. Il trafugamento sarebbe quindi avvenuto nel VII secolo, ma nulla escluderebbe che l’immagine sia addirittura più antica. Secondo lo storico castrovillarese Rubini, invece, trattandosi di un affresco su muro di mediocre grandezza, si tratterebbe di una pittura esistente sulla parete di una cappella che poi, nel tempo, l’avrebbe sepolta sotto le proprie macerie. Ma i tratti del dipinto, decisamente bizantini, fanno altresì pensare che i suoi autori fossero i monaci greci, detti impropriamente basiliani, tanto dediti alla pittura parietale e alla rappresentazione di immagini sacre, che nel VII-VIII secolo abitavano le grotte eremitiche ancora visibili sotto il Santuario. La tradizione popolare del suo ritrovamento, invece, resta nel tempo la più consolidata: l’immagine, trovata dagli operai che scavavano le fondamenta per la fortezza di Ruggero Il Normanno, portava sull’occhio sinistro il colpo accidentale del piccone, visibile fino a poco prima del restauro del dipinto.

Fonte: Wikipedia

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  • Indirizzo
    PIAZZA CASTELLO 87012 CASTROVILLARI CS
  • Telefono
  • Regione
    Calabria
  • Location
    CASTROVILLARI

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  • Email: comunicazione@papagiovannisottoilmonte.org

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