Santa Maria della Consolazione al Foro Romano

Descrizione

Descrizione
La chiesa di Santa Maria della Consolazione è un luogo di culto cattolico di Roma, sita nel rione Campitelli, che si affaccia sulla piazza omonima, vicino al Foro Romano e ai piedi della rupe Tarpea.
Chiesa Santa Maria della Consolazione al Foro Romano, fondata il 03/XI/1470
L’origine della chiesa è legata a due eventi:
Il primo risale al 1385, quando un nobile condannato a morte, Giordanello degli Alberini, lasciò nel suo testamento due fiorini d’oro affinché fosse qui dipinta un’immagine di Maria Vergine per “consolare” gli ultimi istanti dei condannati, da cui l’origine del nome dell’edificio. La piccola icona fu realizzata sul muro esterno di un granaio appartenente alla famiglia Mattei, che si trovava proprio sotto la Rupe Tarpea, e qui vi rimase per quasi un secolo.
Il secondo avvenimento risale al 1470, quando secondo la tradizione un giovane innocente, condannato a morte per omicidio, fu impiccato ma quando la corda strinse il collo si constatò che non stava soffocando nonostante penzolasse e quindi venne immediatamente liberato. Il giovane raccontò che la Madonna gli aveva parlato, dicendo “Vai, perché sei consolato!”, e una mano invisibile lo aveva sostenuto. L’evento suscitò un’impressione tale che ben presto fu avviata una raccolta per ospitare il dipinto all’interno di una chiesa devozionale, che venne costruita in 4 mese in quello stesso anno, 1470, con l’approvazione di papa Paolo II.
La prima chiesa, molto piccola e con un solo altare, fu realizzata su progetto di Baccio Pontelli e affidata all’Arciconfraternita di Santa Maria delle Grazie, che curava nei pressi un piccolo ospedale. La chiesa venne eretta, a spese del popolo romano, nella seconda metà del XV secolo e fu consacrata il 3 novembre 1470. Fu chiamata “della Consolazione” poiché qui ricevevano supporto spirituale i familiari dei condannati a morte, le cui sentenze venivano eseguite fino al 1550 sotto la Rupe Tarpea. Fu ricostruita negli anni 1583-1606 su disegno di Martino Longhi il Vecchio.
Tre parole sono una costante in questi 550 anni: Fede, Carità e Consolazione. La Fede del popolo romano nell’intercessione delle Vergine, questa fede generava la Carità, la carità Consolava i più bisognosi e afflitti.
La Chiesa della Consolazione ebbe sempre la missione sublime di consolare quelli che soffrono, per tutto ciò ogni venerdì alle ore 16:30 si recita il Rosario e alle ore 17:00 si celebra la Messa in onore di San Leopoldo Mandić, patrono dei malati oncologici. San Leopoldo Mandić, santo cappuccino, è stato proclamato patrono dei malati oncologici l’11 febbraio 2020. Sull’Altare delle Stimmate di San Francesco si custodisce la reliquia “ex corpore” del santo confessore, giunta in questa chiesa, dal Santuario a Padova, l’8 marzo 2020.
La prima chiesa, molto piccola e con un solo altare, fu realizzata su progetto di Baccio Pontelli e affidata all’Arciconfraternita di Santa Maria delle Grazie, che curava nei pressi un piccolo ospedale. Ospedale di Santa Maria delle Grazie
La chiesa venne eretta, a spese del popolo romano, nella seconda metà del XV secolo e fu consacrata il 3 novembre 1470. Fu chiamata “della Consolazione” poiché qui ricevevano supporto spirituale i familiari dei condannati a morte, le cui sentenze venivano eseguite fino al 1550 sotto la Rupe Tarpea. Fu ricostruita negli anni 1583-1606 su disegno di Martino Longhi il Vecchio.
La chiesa dunque, costruita nella seconda metà del XV secolo e dedicata il 3 novembre 1470, fu chiamata «della consolazione» per consolare i condannati a morte, le cui sentenze venivano eseguite fino al 1550 nella vicina Rupe Tarpea.
La chiesa Santa Maria della Consolazione è situata ai piedi della Rupe Tarpea, luogo di giustizia fino al 1550, quando fu trasferito a piazza Giudea. L’origine della chiesa risale al 1385, quando un nobile condannato a morte, Giordanello degli Alberini, pagò due fiorini d’oro affinché un’immagine della Madonna fosse qui collocata per “consolare” gli ultimi istanti dei condannati a morte. Da qui l’origine del nome della chiesa,
edificata nel 1470 ed affidata all’Arciconfraternita di Santa Maria in Portico della Consolazione e delle Grazie, istituita nel 1506 per la gestione dell’annesso ospedale. Tra il 1583 ed il 1606 la chiesa fu riedificata da Martino Longhi il Vecchio ma la facciata, interrotta dall’artista all’altezza dell’architrave, fu
completata con l’ordine superiore nel 1827 da Pasquale Belli. L’ordine inferiore è diviso da lesene corinzie in cinque campate, delle quali le tre centrali, leggermente più avanzate rispetto alle altre due, presentano tre
eleganti portali tardo rinascimentali: quello principale al centro con timpano triangolare, gli altri due con timpano semicircolare. L’ordine superiore presenta un finestrone inquadrato da due colonne, mentre sulla balaustra vi sono le statue dei quattro profeti, Isaia, Zaccaria, Ezechiele e Geremia; un timpano triangolare sormontato da una croce conclude la facciata. Da segnalare che originariamente la scalinata che permette di accedere alla chiesa era molto più breve: fu nel 1943, in occasione dei lavori di sistemazione della zona, che
gli scalini furono aggiunti e prolungati verso il basso.
Tre parole sono una costante in questi 550 anni: Fede, Carità e Consolazione
La fede del popolo romano nell’intercessione delle Vergine era una Fede viva e operante che portava alla Carità ai più bisognosi e a Consolare gli afflitti.
La Chiesa di Santa Maria della Consolazione ha la missione sublime di consolare quelli che soffrono, pertanto ogni venerdì alle ore 16:30 si recita il Rosario e alle ore 17:00 si celebra la Messa e la novena in onore a San Leopoldo Mandić per tutti i malati oncologici, per i loro famigliari.
La Chiesa di Santa Maria della Consolazione al Foro Romano è la dimora di San Leopoldo Mandić a Roma. Il santo è stato proclamato patrono dei malati oncologici l’11 febbraio 2020. Sull’Altare delle Stimmate di San Francesco si custodisce la reliquia “ex corpore” del santo confessore, giunta da noi dal suo Santuario a Padova l’8 marzo 2020.
San Leopoldo Mandić fu un santo frate cappuccino e un confessore misericordioso molto benvoluto. Dal’11 febbraio è stato proclamato patrono dei malati oncologici.

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