Santa Maria delle Grazie

Descrizione

Descrizione
 Il Santuario di S. Maria delle Grazie  sorge a poca distanza dal centro della città e racchiude opere di rara bellezza che da sempre hanno suscitato l’ammirazione di illustri personaggi.
  Ad esempio, Gabriele D’Annunzio rimase così affascinato dalla Loggia posta davanti alla Chiesa da definirla, nelle sue Laudi, ‘’Aerea Loggia’’, mentre Adolfo Venturi la chiamò ‘’Radiosa Pergola’’. 
  Non da ultimo, Monsignor Angelo Tafi le dedicò un’opera intitolata ‘’Santa Maria delle Grazie, capolavoro di fede e di arte’’: capolavoro di fede in quanto luogo sacro e centro di incontro di innumerevoli pellegrini, e capolavoro di arte poiché grandi artisti hanno collaborato a rendere questo luogo ricco di opere preziose e di qualità.
La costruzione della Chiesa di S. Maria delle Grazie risale agli anni 1435-1444, anche se alcuni studiosi (come Pasqui e Salmi) sostengono che non fosse ancora completata nel 1449.
  L’insieme architettonico di S. Maria delle Grazie nasce a cavallo di due epoche: la Chiesa porta ancora le tracce del gotico, arte importata dall’estero, anche se molto calmo e misurato, senza slanci, che respira già il nuovo clima culturale nato nella vicina Firenze; il Portico e la Loggia sono opere pienamente rinascimentali.
  Di fronte alla Chiesa, nel 1470-1471, venne realizzato un grande piazzale cinto su tre lati da un portico, di cui oggi rimangono soltanto due frammenti che si possono osservare ai lati del prato.
  Nel 1721, i frati Carmelitani chiesero al Granduca di Toscana, nonché al Comune, di restaurare i portici ormai in rovina, senza risultato. Al contrario, poiché le condizioni del pittoresco complesso si facevano sempre più gravi, il Comune finì addirittura per vendere all’incanto, nel 1788, le colonne e gli altri materiali di gran parte dei portici, ricavandone 426 scudi. Le parti che sfuggirono a quella distruzione furono murate e trasformate in vani destinati a vari usi.
  Tra il 1450 e il 1456 venne eretta, sul lato destro della Chiesa, la Cappella dedicata a San Bernardino.
  Si può affermare, in conclusione, che il complesso di S. Maria delle Grazie sia stato realizzato completamente tra il 1431 e il 1495. Il lungo arco di tempo per la realizzazione di tutte le opere deve essere attribuito a vari fattori, primo tra tutti la situazione socio economica della popolazione pressata da ricorrenti invasioni di truppe, da persistenti epidemie di peste, nonché da difficoltà di riorganizzazione cittadina dopo la conquista da parte di Firenze.
  Di grande importanza è sempre stato il grande numero di fedeli e pellegrini che giungono a S. Maria delle Grazie. In passato, il culmine dell’affluenza cadeva l’8 settembre in occasione di una festa solenne voluta da San Bernardino e che si accompagnava ad una grande fiera organizzata nel piazzale il giorno successivo, 9 settembre. Nei loggiati che si estendevano tutto intorno alla Chiesa venivano messi numerosi banchi con le merci più disparate e veniva fatta osteria, pagando un affitto al Convento. Nel 1742 la fiera di S. Maria delle Grazie cessò di esistere, spostandosi in città e divenendo l’odierna ‘’Fiera del Mestolo’’ che si svolge nei giorni 9, 10 e 11 settembre di ogni anno.

LA LOGGIA

  La Loggia fu disegnata da Benedetto da Maiano. Non si sa esattamente l’anno di costruzione, in quanto mancano i registri ufficiali. La datazione probabile risale agli anni 1478-1482
  La Loggia ha pianta quadrangolare ed è rialzata da una scalinata in pietra arenaria che eleva la Chiesa rispetto al prato. La scalinata non è sempre stata come si può ammirare al momento, essendo stata, prima in parte coperta da un parapetto in pietra, successivamente distrutto con il ripristino della scalinata che poi è stata a lungo tempo quasi interamente interrata fino ai lavori degli anni ’60 che l’hanno riportata alla luce.
  Il loggiato rinascimentale è un capolavoro di grazia e leggerezza: si compone di 7 ampie arcate poste su sottili colonne in pietra arenaria, le quali poggiano su basi attiche con plinto sormontato da toro e trochilo. I capitelli sono in stile corinzio ornati con foglie, volute e palmette. Dai capitelli si slanciano alti pulvini formati da due elementi a dado e sormontati da una cornice molto sporgente con decorazioni a ovoli e dardi, al di sopra della quale partono gli archi a tutto sesto formati da una parte liscia e da una cornice modanata.
  Gli archi sono intonacati e dipinti con stemmi della municipalità aretina, ripetuti in pietra ai quattro angoli del loggiato.
  A al di sopra, scorre un fregio a festone da cui parte un graduale aggetto che alterna motivi ad ovoli e dardi a trabeazioni sagomate geometricamente.
  Come coronamento, la Loggia ha una gronda molto sporgente, anch’essa in pietra arenaria a lacunari con rosoni al centro.
  Il soffitto del loggiato, chiamato ‘’cielo stellato’’ era in origine dipinto, ma la policromia originaria fu probabilmente alterata nel 1820 quando fu attuato un restauro a spese della Famiglia Redi, il cui stemma è dipinto al centro del soffitto.
  La Loggia è sormontata da una copertura a padiglione, con manto in tegole e coppi.
  Sul pavimento del portico, in pietra arenaria, sono ancora presenti due lastre tombali in marmo bianco dedicate, l’una ad Alessandro del Vita e, l’altra, a Joseph Doutre e alla figlia Palmyre Doutre Meric. Queste sono le uniche due pietre tombali rimaste, mentre, fino alla metà del secolo scorso, molte altre erano presenti sul pavimento e su tutta la facciata della Chiesa.
 La Loggia nasconde quasi completamente la facciata della Chiesa. Solamente sotto il portico il visitatore si rende conto delle reali dimensioni dell’edificio di culto che risulta piccolo rispetto all’idea che fornisce la Loggia: la facciata infatti misura solo 10 metri mentre il portico è tre volte più lungo (30 metri).

L’INTERNO DEL SANTUARIO

Entrando in Chiesa, l’attenzione del visitatore è subito catturata dal bellissimo altare marmoreo di Andrea Della Robbia, unica opera in marmo dell’artista. L’altare maggiore, posto sotto l’arco trionfale, separa nettamente il coro dallo spazio dedicato ai fedeli.
  Prima dei lavori di restauro dei primi del ‘900, accanto all’altare maggiore erano presenti due porte, eseguite ad imitazione di quelle già esistenti nella Chiesa di San Paolino dei carmelitani a Firenze. Le porte erano sormontate da due busti, quello di San Giovanni della Croce e quello di Santa Teresa d’Avila, riformatori dell’ordine dei carmelitani.
  L’altare, della fine del quindicesimo e inizio sedicesimo secolo, incornicia l’affresco di Parri di Spinello, rara opera giovanile dipinta per volere di San Bernardino da Siena. L’affresco raffigura la Madonna della Misericordia ‘’che aprendo le braccia copre col suo manto il popolo di Arezzo’’ (G.Vasari) e che il Tafi definisce ‘’pittura squisita nelle linee e luminosa nel colore’’. Nel dipinto vengono rappresentati gli uomini a sinistra e le donne a destra. In primo piano si notano San Bernardino e Santa Caterina da Siena e, con la mitra papale, il pontefice beato Gregorio X, morto ad Arezzo nel 1276 e che donò ben 30.000 fiorini d’oro per la costruzione della Cattedrale aretina, dove tuttora si trovano le sue spoglie. ‘’L’opera è sottilmente tardo gotica nell’allungatissima immagine e negli stremati devoti. Infatti, la figura alta e frontale della Vergine, severa come un idolo, ha un sapore arcaico che viene appena stemperato dai vivaci colori dei fedeli’’ (Mario Salmi). Originariamente, la Vergine Maria indossava un lamierino in ferro quale corona, che si rovinò a causa della ruggine con il passare del tempo. La popolazione di S.Maria delle Grazie, durante il pellegrinatio Mariae del 1963, offrì l’oro per la realizzazione di un prezioso diadema realizzato dalla ditta orafa Unoaerre di Arezzo, su disegno di Bruno Galoppi. Il gioiello fu trafugato nella notte dell’11 dicembre 1979 e l’affresco ne restò privo sino al 1988, anno in cui fu alloggiata l’attuale corona d’argento dorato incastonata con pietre dure, eseguita su disegno della Prof.ssa Lelia Burroni.
  L’affresco è largo 1,53 metri e alto 2,06 metri ed è circondato da un festone di foglie, fiori e frutta in terracotta invetriata policroma. Per esigenze di culto, e per la realizzazione delle due porte laterali, il festone fu mutilato delle due parti in basso. A seguito della distruzione delle due porte, all’inizio del Ventesimo secolo Il Prof. Mariani ricreò la parte mancante del festone imitando abilmente il robbiano nella modellatura dei particolari. Tuttavia, le vernici utilizzate non furono idonee a ricreare la vivacità dei colori di Andrea della Robbia, e le parti ricreate furono pertanto lasciate prive di pittura. L’affresco ed il festone sono circondati da un elegante fregio marmoreo, decorato nella parte superiore da graziose testoline di angioletti dalle molteplici espressioni (l’urlante, il vezzoso, il canoro, l’imbronciato, l’arguto, gli occhi al cielo, l’assonnato, il ridanciano, l’attento e l’addormentato) ed al centro dalla colomba raffigurante lo Spirito Santo. Nella parte inferiore sono ospitati, in nicchie rettangolari di marmo rosso, quattro statuette marmoree. In alto a sinistra si trova San Donato (per Pasqui e Viviani si tratta di S.Agostino) e in basso San Piergentino, in alto a destra San Bernardino e in basso San Lorentino. A destra e a sinistra di questo duplice ornamento in terracotta e marmo, si innalzano due pilastri marmorei squisitamente disegnati e lavorati (da notare l’estrema finezza e delicatezza del bassorilievo delle candeliere) che sorreggono un architrave in marmo decorato superiormente con testine angeliche. La parte superiore dell’altare si conclude con un frontone curvilineo nella cui lunetta è raffigurata una bellissima Madonna che sorregge il bambino tra due angeli adoranti e, al di sopra della cornice, quattro angioletti reggi candela.
 Negli oltre venti putti e testine di angeli rappresentati nell’altare maggiore, Andrea della Robbia ha ricordato i cori angelici: nell’architrave si trovano i serafini con sei ali; nell’arco a semicerchio si trovano  i cherubini con quattro ali; nel frontone si trovano due angeli con due ali.
 Nella parte inferiore dell’altare maggiore si trova un bassorilievo raffigurante la ‘’Pietà’’ con Cristo al centro e, ai lati, la Madonna piangente e San Giovanni evangelista che guardano con mesto dolore il corpo senza vita di Gesù. Nel dolore e nella contestuale soavità e dolcezza dei volti della Madonna e di San Giovanni evangelista, vi è espressa la drammaticità e al tempo stesso la fede del credente nel mistero pasquale della Resurrezione. Questo raffinato paliotto fu rubato nella notte tra il 10 e l’11 dicembre 1979. Dopo lunghe ricerche, i carabinieri lo rintracciarono nei pressi di Roma e il 13 febbraio 1982, fra l’esultanza dei fedeli, fu rimesso al suo posto.

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