Santa Maria delle Grazie o Icona Passatora

Descrizione

Descrizione
Il santuario dell’Icona Passatora (o Santa Maria delle Grazie) è un edificio di culto, databile tra il XIV e il XV secolo, situata vicino al paese di Ferrazza, frazione del comune di Amatrice (RI).
La chiesa si trova a 1057 m.s.l.m., in un pianoro ai piedi dei Monti della Laga. Grazie ad attenti restauri, gli interni della chiesa sono rimasti pressoché inalterati dalla fine del XV secolo ai giorni nostri.

Storia

La chiesa dell’Icona Passatora viene eretta intorno al 1480 per incorporare una piccola edicola chiamata dal popolo Madonna di Canalicchio, dal nome della località. Secondo la tradizione, l’immagine risale agli inizi del Trecento ed era posta in un luogo di passaggio di pastori e viandanti e per tale ragione fu soprannominata Cona Passatora. Su iniziativa di Callidea di Ferrazza, si decise di costruire un piccolo santuario per proteggere l’immagine ritenuta ‘miracolosa’ in quanto dispensatrice di grazie.
Il terreno su cui sorse il tempietto era di proprietà di San Giovanni in Laterano, come attestano molti documenti antichi. La chiesa originale era più corta: essa terminava all’altezza degli altari laterali e questo è ben visibile dalla tessitura muraria. Le pareti interne furono affrescate da artisti locali, tra cui il Maestro di Configno e Dionisio Cappelli, autore di parte delle decorazioni dell’abside (dove è visibile la sua firma).
Nel 1488, chi visita l’Icona Passatora nel giorno della festa della Madonna gode dell’indulgenza.
Dopo il 7 ottobre 1571, giorno della battaglia di Lepanto, l’edificio viene ampliato e la facciata in pietra arenaria traslata nell’attuale posizione. Vengono costruiti i due altari laterali, dedicati alla Madonna del Rosario e alla Natività. Nel corso dell’Ottocento sono aggiunti due altari in legno e altri elementi, poi rimossi in successivi restauri. Sulla Facciata, in pietra arenaria, troviamo il Nodo di Salomone, uno dei Simboli che, frequentemente, venivano scolpiti dagli Antichi Costruttori. Il Nodo di Salomone simboleggia, nella sua valenza originaria, proprio l’unione profonda dell’Uomo con la sfera del Divino e, nella sua continuità, l’Infinito e l’Eternità.
A fianco la chiesetta, fu costruita una piccola cappella detta del Crocifisso, allargata nel XIX secolo per allinearla con la facciata del santuario e diventare sede della Confraternita.
Nel 1958 la Sopraintendenza ai monumenti del Lazio esegue lavori di restauro del tetto e della muratura mentre gli interventi dell’anno seguente sono opera delle Belle Arti. Infine, nel 1984 il restauratore Livio Iacuitti si occupa degli affreschi interni, eccetto quelli dell’abside.
In passato, presso l’Icona Passatora era custodito un dipinto su tavola con Cristo morto in grembo a Maria Addolorata, trafugato prima del 1892.

La Confraternita

Originariamente, la chiesa era annessa all’Abbazia di San Lorenzo a Trione (sicuramente già nel 1580) e sorgeva su terreni di proprietà di San Giovanni in Laterano. Documenti del 1595 e del 1688 del Capitolo lateranense attestano la presenza della Confraternita dell’Icona Passatora, un’aggregazione laica che gestiva oltre 12 ettari di terreni, il cui ricavato veniva impiegato per la gestione del santuario. Tra San Giovanni in Laterano e la Confraternita esisteva non solo una compartecipazione spirituale ma anche un preciso regolamento approvato dalle autorità lateranensi.
Il 2 febbraio 1843, dopo aver riformato le proprie regole, viene ufficialmente riconosciuta dal re delle Due Sicilie Ferdinando II. Dopo l’ampliamento, la Cappella del Crocifisso diventa sede della confraternita. Nel 1836 la congregazione costituisce il Monte Frumentario. Nel 1861 si rinomina in Congrega di Santa Maria delle Grazie di Cona Passatora. Infine, nel 1898, le proprietà del santuario sono incamerate e l’amministrazione della chiesa passa alla Congregazione di Carità di Amatrice.

Interno

L’interno della chiesa è a navata unica con soffitto a carena. Le pareti interne sono interamente affrescate e gran parte delle immagini si sono conservate nel corso dei secoli. La pittura è stato uno strumento prezioso per l’istruzione della popolazione, in periodi in cui la maggioranza delle persone era analfabeta: ma le immagini dell’Icona Passatora testimoniano anche la forte devozione dei fedeli e molti dipinti sono stati realizzati in segno di ringraziamento per i benefici ricevuti (ex voto). Gli affreschi sono opera di più artisti vissuti in periodi differenti e in maggioranza rimasti ignoti: solo di un pittore si conosce con esattezza l’identità e si tratta di Dionisio Cappelli, che firmò le sue stesse opere.

Edicola centrale

Essa racchiude l’antica immagine che dà il nome al santuario e che secondo la tradizione risale agli inizi del XIV secolo. Secondo alcuni studi, sarebbe invece meno antica e taluni attribuiscono l’opera a Campilio da Spoleto, che operò a Colle d’Arquata nel 1482. La nicchia è in pietra dorata e dipinta, realizzata tra il 1481 e il 1509. Presenta un timpano triangolare dove è raffigurata una colomba mentre sotto è presente il simbolo dell’Eucarestia, tra teste di angeli e gli stipiti scanalati con capitello composto; è presente la scritta Altare privilegiato quotidiano perpetuo. Sull’architrave è riportato: Indulgenza Plenaria.
Ai lati, troviamo più figure: Sant’Antonio Abate e Santa Lucia a sinistra; Maria col Bambino e San Sebastiano a destra. Le immagini sono di notevole qualità, probabilmente opera di un artista rimasto ignoto di scuola marchigiana del Crivelli.

Fonte: Wikipedia

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    VIA NILBI 30 02012 AMATRICE RI
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    Lazio
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