Beata Vergine di Caravaggio detta Madonnina dell’Oglio

Descrizione

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IL SANTUARIO DELLA BEATA VERGINE DI CARAVAGGIO IN ORZINUOVI

di Paolo Zanoni – fotografie di Luciano Zanoni

L’eremita Bartolomeo Zorzi era sicuramente un uomo di fede profonda, con una immensa venerazione per la Beata Vergine Maria. Mettendo a disposizione l’unica moneta che possedeva, egli riuscì a convincere gli orceani a contribuire in pochi anni i fondi necessari per la costruzione di un santuario degno della Madre Celeste.
Da due secoli e mezzo l’opera caparbiamente perseguita da quell’umile personaggio si annuncia in fondo al lungo rettilineo stradale che collega Orzinuovi a Soncino, con la classicheggiante architettura della sua facciata, con la cupola emergente e il civettuolo campanile sormontato da una cuspide a bulbo o cipolla, di vago sapore tirolese o, se si preferisce, di lontana ispirazione bizantina.
Non tutto il grandioso progetto venne portato a compimento secondo i desideri del pio promotore. Sul lato sinistro del sagrato si notano subito le sette campate, per circa 25 metri, di un semplice porticato, che offre tuttora riparo e riposo ai numerosi passanti e visitatori occasionali. In effetti il progetto originario prevedeva che il portico dei pellegrini giungesse fino alle mura di Orzinuovi. Quasi due chilometri interamente coperti che avrebbero consentito ai devoti della fortezza e dei dintorni di raggiungere agevolmente e in preghiera il santuario in ogni stagione e con qualsiasi tempo. Un percorso coperto parallelo alla via che immette nella piazza del paese. Un modello di pianura e in scala minore del porticato che sale da Bologna alla Madonna di San Luca. La costruzione sussidiaria, iniziata nel 1767 subito dopo la morte dello Zorzi, si arenò alle prime battute per mancanza di fondi e non venne più ripresa. Rimane tuttavia l’elegante arco terminale del portico, sormontato da un elaborato timpano nel quale è affrescata l’apparizione della Madonna di Caravaggio. Il santuario che gli sorge accanto è infatti dedicato alla Vergine miracolosamente apparsa all’infelice contadina Giannetta de Vachis il 26 maggio 1432 nel prato Mazzolengo sito nelle adiacenze meridionali del borgo di Caravaggio. La Madonna affidò alla popolana la promessa di pace e conforto per coloro che sarebbero accorsi a venerarla in quel luogo privilegiato, dove si doveva erigere una grande chiesa e a dissetarsi alla fonte che Ella vi fece scaturire.
Il culto della Madonna di Caravaggio conobbe notevoli sviluppi nella zona di Orzinuovi nei secoli XVII e XVIII per la vicinanza del santuario bergamasco e la possibilità offerta per una visita. Ma per la gran parte della popolazione l’eventualità di quel lungo viaggio rimaneva preclusa. Non volendo rinunciare ad un contatto diretto con un santuario mariano tanto venerato, sorsero ovunque edicole e santelle dedicate alla miracolosa apparizione. Fiorirono sulle facciate delle case e sotto i portici delle cascine affreschi di gusto popolaresco dedicati alla Vergine e alla contadina. Una edicola con un dipinto del genere venne eretta anche nel sito del santuario di Orzinuovi. Essa acquistò ben presto fama di dispensatrice di grazie e prodigi. La tradizione rimanda all’anno 1534, nel quale, durante il mese di dicembre, la sacra immagine pianse lacrime copiose, come a presagio di un imminente contagio pestilenziale.
Il dipinto, ancorché sbiadito dal tempo, esisteva ancora alla metà del XVIII secolo quando l’eremita Zorzi concepì l’idea di un santuario da costruirgli intorno per proteggerlo e per accogliere i sempre più numerosi devoti che ad esso si accostavano. Ottenute le approvazioni della parrocchia e della comunità orceana, nonché il permesso dalle autorità veneziane, il 2 gennaio 1752 venne solennemente posta la prima pietra e, grazie alle generose offerte dei fedeli, la chiesa venne completata in soli sette anni.
Il progetto del santuario mariano di Orzinuovi, nello scenografico stile neoclassico tipico dell’epoca, si deve al mastro locale Pier Antonio Macagnini, già al servizio, in qualità di architetto e costruttore, della comunità. La facciata a due ordini, è divisa da sei lesene con capitelli ionici, poggianti su basamenti di pietra. Essa culmina in un timpano triangolare aggettante, ingentilito da modiglioni. In alto, a fianco del finestrone rettangolare sormontato da un arco ribassato, due nicchie ospitano le statue dei Santi Pietro e Paolo. Varcato l’elegante portale in pietra di Botticino, si apre alla vista il luminoso interno raccolto sotto la grande cupola sovrastata da un lucernario. Il presbiterio, elevato per ospitare la cripta, accoglie l’altare maggiore, sopra il quale campeggia la grande pala dell’Ascensione, opera del pittore Sante Cattaneo (1739-1819). Gli altari laterali presentano a loro volta le pale della Sacra Famiglia (a sinistra) e dei Santi Margherita d’Antiochia, Bartolomeo e Giovanni Battista (a destra), di autori ignoti.
Nella cripta, che fino al 1949 ospitava il venerato affresco murale dell’apparizione caravaggina, sono collocate le statue in gesso della Madonna e di Giannetta prostrata ai suoi piedi. L’8 maggio 1949, durante una solenne cerimonia concelebrata con quattro vescovi, il simulacro mariano venne benedetto e incoronato dall’allora arcivescovo di Milano cardinale Ildefonso Schuster, al termine di una trionfale “peregrinatio” in 43 parrocchie della Bassa bresciana. Il santuario era allora reduce dai lavori di restauro per i danni causati dai bombardamenti alleati aventi di mira due ponti sul vicino Oglio. Da allora sono ripresi il pellegrinaggio e la devozione degli orceani per la Madonnina dell’Oglio, come da essi affettuosamente è chiamata. Nell’ultimo scorcio del XVIII secolo e per tutto l’Ottocento, a Lei ricorsero ogni qualvolta si diffondevano le epidemie del bestiame e quelle del colera che danneggiavano e colpivano duramente la popolazione.
Dal 1778, per circa un secolo e per volontà della comunità orceana, si tennero nel giorno dell’Ascensione partecipate processioni per scongiurare il pericolo dei contagi, alle quali si univano anche i fedeli della confinante parrocchia di Barco.
In ogni caso mai è venuto meno il ricorso degli orceani alla loro Madonna, come dimostrano i numerosi ex voto conservati in sacrestia e come testimoniano le messe mattutine della domenica e del mese di maggio, sempre affollate. Come non è mai mancato il sostegno economico per i periodici restauri che si rendono necessari per mantenere in efficienza un tempio tanto caro.
Chi, transitando sulla ex statale, decidesse di concedersi una sosta ristoratrice, trova sempre l’ombra del portico dei pellegrini, dotato di tavoli e panche, il suggestivo sagrato selciato e la porta del santuario sempre aperta che prelude alla raccolta atmosfera mistica dell’interno con la presenza costante della Beata Vergine e della contadina Giannetta, scelta fra gli umili per trasmetterne il messaggio.

Fonte: https://www.flickr.com/photos/zetaelle53/1442483077

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  • Indirizzo
    VIA MILANO 91  25034 ORZINUOVI BS
  • Regione
    Lombardia
  • Location
    ORZINUOVI

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