Santa Maria Maggiore

Descrizione

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La chiesa parrocchiale di Santa Maria Maggiore, detta popolarmente dei Gesuiti per ricordare la sua origine, unico esemplare di stile barocco tra le chiese locali, sia per la ricchezza d’arte che per storia cittadina è uno degli edifici sacri più importanti di Trieste.

I Gesuiti a Trieste

Santa Maria Maggiore è legata  alla prima presenza della Compagnia di Gesù a Trieste. I Padri gesuiti giunsero nella città nel 1619 e s’inserirono nella vita della Chiesa locale in un momento religiosamente molto delicato per l’influenza in queste terre della Riforma protestante. Operarono soprattutto nella formazione culturale della gioventù con l’insegnamento scolastico nel loro Collegio aperto nel 1620. Rimasero a Trieste fino alla soppressione della Compagnia nel 1773. (Sono ritornati in diocesi nel 1910). Per provvedere alla cura d’anime diedero inizio alla costruzione della chiesa di Santa Maria Maggiore al centro della città storica.

La prima pietra venne posta dal vescovo Rinaldo Scarlicchio il 10.10.1627. La consacrazione avvenne molto più tardi l’11.10.1682 a chiesa non ancora ultimata. L’edificio di culto è dedicato all’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria.

Il 21 novembre 2011, in occasione della Festa della Madonna della Salute, l’arcivescovo Giampaolo Crepaldi ha proclamato Santa Maria Maggiore “Santuario diocesano”.

La Madonna della Salute – Storia

L’origine si deve al rinvenimento, nel 1830 circa, di un busto marmoreo, cinquecentesco, raffigurante la Madonna col Bambino. Esso venne rinvenuto da un oste chiamato Ferdinando Patarga, che aveva il soprannome di Fior (o Fiori). Una volta che fu ripulita della terra, l’oste la volle collocare nel suo locale, vicino al un campo di bocce. Si racconta che un giorno un giocatore, preso dall’ira per aver mancato il punto, scagliasse la sua boccia contro l’immagine sacra e colpisse la Madonna sulla fronte.

A detta dei presentì, la fronte della Vergine sanguinò a lungo ed ancora oggi porta segni molto visibili dell’antico oltraggio

Il 15 ottobre 1849 per impetrare la cessazione del colera fu portata in processione e il 21 novembre dello stesso anno fu riportata in processione per grazia ricevuta, dal momento che nessuno dei confratelli si era ammalato.
Da allora l’immagine sacra ha fama taumaturgica.

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