Santa Maria Regina dei Cieli (detta dei Poveri)

Descrizione

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La Storia

Dove oggi sorge il Santuario della Madonna dei Poveri, nel XIV secolo esisteva un ospitale per viandanti e pellegrini, gestito da una Compagnia facente capo ai frati conventuali della vicina Chiesa di San Francesco. La Compagnia era detta di Santa Maria delle Laudi o dei Laudesi, per l’abitudine dei confratelli di riunirsi a recitare lodi in lingua volgare, in una piccola cappella esistente fin dal 1317 accanto al ricovero. Quest’ultimo fu chiuso nel 1512, sostituito da un nuovo edificio lungo la Seliciata di San Francesco (attuale Piazza Malpigli), e la piccola chiesa rimase inutilizzata.
Nel XVI secolo, quando il cardinale Gabriele Paleotti promosse in città i nuovi precetti della Chiesa Riformata, si racconta di un gruppo di sette operai, privi di mezzi ma animati da una profonda devozione, impegnati personalmente a recuperare la chiesa dei Laudesi per destinarla a sede della nuova Compagnia da loro costituita, dedicata a Maria Santissima ed ispirata ai precetti cristiani di pietà, umiltà e pace. La chiesa venne intitolata a Santa Maria Regina dei Cieli, ma fu nota anche come Madonna dei Poveri, in relazione alle modeste condizioni dei confratelli. La Compagnia venne ufficialmente riconosciuta nel 1577, e da quell’anno la chiesa fu aperta al culto.
Poiché erano sempre più numerosi i fedeli che si recavano ad onorare l’immagine di Madonna con Bambino che qui vi era custodita, invocata in particolare in occasione delle frequenti epidemie e pestilenze che colpivano la zona, e con l’ingresso di nuovi membri nella Compagnia, aumentarono anche le offerte e le donazioni al Santuario, che nel 1603 poté essere ricostruito ed ampliato, secondo il gusto barocco dell’epoca.
Il giorno di San Giovanni Battista, il 24 giugno, festa legata alle tradizioni contadine, la Madonna dei Poveri veniva portata in solenne processione dalla chiesa di Via Nosadella fino alla Basilica di San Petronio, dove si teneva una benedizione alla città analoga a quella della Madonna di San Luca, durante la festa dell’Ascensione.
Nel 1619, per decreto dell’arcivescovo Ludovisi, la processione venne posticipata alla seconda domenica di ottobre, come ringraziamento per il raccolto dei campi. Riconfermata nel 1844, tale festa, che venne detta appunto del Ringraziamento, ebbe per secoli rilevanza cittadina e fu profondamente sentita dalla popolazione, che vi partecipava in grande numero.
Nel 1798, come moltissime altre Compagnie bolognesi, anche quella dei Poveri fu sciolta dalle leggi napoleoniche, ma la mobilitazione degli abitanti della zona permise di mantenere la chiesa aperta al culto. Nel 1822, con il ripristino del governo pontificio e grazie all’interessamento del cardinale Opizzoni, la Compagnia fu ricostituita, la chiesa decretata Santuario e restaurata, su progetto di Don Gaetano Cesari, il medesimo autore del criticato rifacimento di Santa Maria Lacrimosa degli Alemanni.
Prima del rifacimento di Porta Saragozza, nel 1859, l’immagine della Madonna di San Luca, al termine della festa dell’Ascensione, sostava presso il Santuario della Madonna dei Poveri per prendere commiato dalla città, sulla via del ritorno sul Colle della Guardia. La chiesa ospitò anche temporaneamente la congregazione dei Domenichini, devoti che si recavano in pellegrinaggio la domenica mattina al Santuario della Beata Vergine di San Luca. Dopo l’ultimo intervento del 1870, la chiesa visse una fase di lento declino, finché nel 1912 non fu affidata ai Sacerdoti del Sacro Cuore, che la gestiscono tuttora

DESCRIZIONE

L’impostazione della pianta risale alla prima ricostruzione del 1603: è rettangolare, ad una sola navata, con tre cappelle laterali e sette altari complessivi. La cappella maggiore è a pianta quadrata, arricchita nel 1692 dagli affreschi di Gian Gioseffo Dal Sole (1654 – 1719) e Tommaso Aldrovandini (1653 – 1736), con stucchi di Giuseppe Maria Mazza (1653 – 1741) autore anche delle due statue di Mosè e Noè, poste ai lati dell’altare.
L’ancona aveva in origine una struttura diversa, con al centro un dipinto raffigurante l’Assunta, opera di Francesco Camullo su disegno di Ludovico Carracci. Nel 1834 fu modificata, arricchita da angeli modellati in stucco che sorreggono una grande raggiera dorata entro cui si conserva una piccola immagine di Madonna con Bambino attribuita a Bartolomeo Passerotti (1529 – 1592). Nel 1964, secondo le nuove norme conciliari, fu costruito un nuovo altare.
All’interno si conservano dipinti di Lionello Spada (1576 – 1622), Lucio Massari (1568 – 1633) , Giovanni Francesco Gessi (1588 – 1649), e un organo del 1668, opera del modenese Traeri. Nella chiesa è presente inoltre un frammento di affresco di Madonna con Bambino, di 75 x 145cm, risalente all’antico ospitale quattrocentesco di Santa Maria delle Laudi, ancora visibile in un piccolo vano fra la cappella di Sant’Antonio e l’ingresso principale.
La facciata, che al piano terreno include il portico che precede l’ingresso, venne rifatta in stile neoclassico nel 1844 e riflette la suddivisione interna tra i due piani, della chiesa e del soprastante oratorio, attraverso un doppio ordine di paraste e cornici in leggero aggetto. E’ conclusa da un timpano triangolare arricchito da un bassorilievo, con una coppia di angeli che sorreggono l’immagine della Madonna, entro una cornice a raggiera del tutto simile a quella dell’ancona, all’interno. Il paramento murario è scandito da specchiature geometriche e, nella porzione superiore, da due nicchie con le statue dei Santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista, opere dello scultore bolognese Bernardo Bernardi, attivo nella seconda metà del XIX secolo.
Sopra la chiesa, in un’aula voltata a pianta rettangolare, di circa 16 x 8 metri, si trovava l’oratorio della Compagnia, cui si accedeva salendo una scala dall’attuale civico 2/2 di Via Nosadella. Era parallelo alla chiesa sottostante, ma con l’altare in posizione contrapposta, a ponente, in corrispondenza del portico.

Fonte: http://www.emiliaromagna.beniculturali.it/index.php?it/108/ricerca-itinerari/6/91

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