Santa Maria della Pietà

Descrizione

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La chiesetta di Santa Maria della Pietà, da sempre è particolarmente cara al cuore dei fedeli di Sacile.
Assurta a simbolo della città liventina, questa chiesa ha sempre goduto di una profonda devozione popolare tanto che, per le festività mariane di un non lontano passato, si celebravano grandi e solenni manifestazioni. L’abbandono nella chiesa della pratica effettiva del culto, nonché il pesante intervento di restauro del 1938, hanno contribuito a far perdere, negli ultimi anni, il senso del valore storico ed artistico di questo magnifico edificio.
La costruzione della chiesa venne iniziata nel 1611 a seguito di un evento miracoloso verificatosi nell’agosto del 1609: una statua “della Pietà” – da tempo collocata nei pressi del ponte delle “pianche” che consentiva l’accesso nella piazzetta del Duomo – aveva incominciato a lacrimare. Presto si parlò di miracoli e di guarigioni insperate e i fedeli accorsero numerosi anche dalle comunità vicine. Il Consiglio della Magnifica Comunità di Sacile ottenne, dopo una lunga e controversa diatriba con il Senato Veneto e la diocesi di Aquileia, di poter fabbricare nei pressi del ponte una chiesetta per meglio conservare la miracolosa statua. La chiesa venne finalmente consacrata all’inizio del 1616 e nel 1630 venne realizzato l’altare da Valentin dell’Huomo di Udine.
Nel corso dei secoli la chiesa è stata più volte sottoposta ad una serie di lavori di restauro e di rifacimento. Per quanto riguarda l’interno, la modifica più radicale è stata apportata nel corso dei restauri del 1938, dopo i danni causati dal terremoto di quell’anno: l’altare, infatti, non si trovava nella posizione odierna, ma era avanzato e disposto in maniera tale da dividere in due parti l’attuale presbiterio. Si venivano così a formare due spazi distinti, un coretto davanti all’altare e la sagrestia dietro. L’accesso a quest’ultima avveniva tramite il “corridore”, costituito dalla stanzetta che oggi, invece, svolge la funzione di sagrestia. Anche gli intonaci originali sono stati rifatti nel 1938, poi nel 1978 e nell’ultimo intervento del 1996, in seguito ad un generoso finanziamento della signora Marina Zancanaro. Le ricerche effettuate hanno consentito di ricostruire, almeno sulla carta, le primitive decorazioni interne, a marmorino e stucchi, portate a termine nel 1791 dai fratelli Nadal e Francesco Marangoni, detti Cariol. I due artisti sacilesi avevano creato un apparato scenico di grande suggestione, giocando sulla luminosità delle pareti e della conchiglia, rifinite a lucido marmorino, e sulla opacità degli archi, delle lesene e delle cornici, costruite di intonaco grigio; tutto l’interno, ad eccezione dei riquadri a finti marmi, era bianco dando quindi luminosità ad un ambiente poco illuminato.
Nessuna grave modifica ha, invece, subito la parte esterna della chiesetta. L’analisi delle piante e degli alzati dell’edificio hanno piuttosto messo in evidenza un raffinato disegno teorico di costruzione geometrica. Da notare, inoltre: il poetico atrio a doppio loggiato che si alza direttamente dalle acque del Livenza; l’aula a pianta esagonale, tipo molto raro da trovarsi e che si distingue per singolarità suggerendo forse allusioni simboliche; la convergenza verso l’ingresso delle pareti laterali della vecchia sagrestia, che in tal modo dovevano scomparire dietro l’altare agli occhi del visitatore. Ma l’opera più pregevole conservata nella chiesa è la statua della Pietà, iconografia nota anche con il termine tedesco di “Vesperbild”, che si affermò considerevolmente nel corso del Quattrocento, con grande interesse da parte dei devoti. L’origine di tale manufatto non è documentata: al momento dell’evento miracoloso, che portò all’erezione della chiesa, la Pietà era raccolta, come si legge nei “Libri delle Parti Consiliari”, in un capitello posto sullo stesso luogo, di cui oggi, però, non esistono più tracce ad eccezione forse di un piccolo frontone attualmente murato sulla parete dell’odierna sagrestia. (La datazione del capitello, risalente alla metà del Cinquecento, è di molto successiva a quella della statua, che può essere datata, tramite confronti stilistici con analoghe sculture, alla prima metà del XV secolo). Data la qualità della statua, però, è possibile ritenere che essa in origine non fosse stata realizzata specificamente per quel capitello, ma per una cappella del Duomo e che in seguito ai lavori di rifacimento di quest’ultimo (1474-1496) sia stata collocata nel capitello suddetto.
Attualmente, la statua della Pietà appare di aspetto bianco giallastro, ma originariamente possedeva un aspetto diverso e, fino al secolo scorso, essa era ancora ricoperta di uno strato pittorico, testimoniato oggi solo da alcune tracce di colore sulla superficie. In passato, infatti, la statua fu spesso ridipinta o semplicemente ritoccata per mantenere sempre freschi e accesi i colori. Pur non avendo riscontri archivistici, si può tuttavia ritenere che per tutto il corso del Seicento e del Settecento la scultura abbia subito periodici restauri della policromia. Non si conoscono, invece, il momento e il motivo per cui fu rimossa la patina dipinta sulla statua.
La statua, considerata da sempre in pietra renaria, è nella realtà un’opera realizzata con un impasto artificiale la cui tecnica, di origine tedesca, è meglio nota sotto il termine di Gußstein. Tale materia, a base di gesso e sabbia, era utilizzata per realizzare statue o decorazioni architettoniche; essa consentiva di essere facilmente lavorabile, permettendo risultati di estrema ricchezza formale. La Pietà sacilese è costruita con un materiale di consistenza lapidea di colore bianco giallognolo caratterizzato dalla presenza nella massa di bolle d’aria chiaramente visibili sulla superficie. Sul lato posteriore, la statua è cava, presenta segni di lavorazione a spatola e impronte a calco di tavole di legno che indicano chiaramente l’impiego di un impasto originale fluido solidificato. Tali segni suggerirebbero l’idea di una colata liquida all’interno di uno stampo.

Francesco Glavich – tratto da “Le Tre Venezie” del Maggio 1997

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  • Indirizzo
    Via della Pietà 3, 33077 SACILE PN
  • Regione
    Friuli-Venezia Giulia
  • Location
    SACILE

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  • Da Padre Mario
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