Santissima Concezione e Padre Santo  

Descrizione

Descrizione

Chiesa della Santissima Concezione e Padre Santo Genova

Cenni storici

Il Convento e la Chiesa della SS. Concezione risalgono alla fine del 1500, quando i Cappuccini, per servire meglio gli ammalati della città vollero avvicinarsi al centro spostandosi dal monastero di San Barnaba.
Grazie ai contributi di benefattori e del Banco di San Giorgio fu possibile raccogliere la somma per acquistare il terreno (11 febbraio 1593) e fare edificare la chiesa, dedicata alla SS. Concezione, in ringraziamento per la protezione ricevuta durante la peste del 1579. Il progetto realizzato secondo i canoni della povertà dei cappuccini prevedeva che la croce e la piazza della chiesa fossero “in prospettiva d’ambo le parti della città”; la costruzione procedette rapida: nel 1596 vi fu celebrata la prima messa e nell’aprile del 1598 vi venne ospitato il capitolo provinciale con oltre 400 frati. Da subito gli artisti più prestigiosi del tempo arricchirono con la loro opera l’umile chiesa e fra questi si ricordano in particolare G.B. Paggi e Bernardo Strozzi, che entrò anche a far parte dell’Ordine. I frati oltre a provvedere alle opere in legno e di ebanisteria diedero l’avvio ad attività collaterali quali una farmacia, che tuttora sopravvive nel nome, una biblioteca, una fra le più fornite della città di allora ed un lanificio (1635), attività che sempre caratterizzarono il convento come ben riporta l’Alizeri: “Non ha in tutta Genova santuario veruno che concilj pietà, non recinto che prometta più schietta pace, non faccia di tempio che più inviti a raccoglimento”.
Grazie alla munificenza di benefattori la chiesa ricevette opere di pregio come un gruppo di quadri di Esteban Murillo (1674), opere di G. Palmieri e di G. Banchero; da ricordare la preziosa collezione di statuine del presepe fra le quali da citare quelle di Giulio Casanova del XVII secolo, di G.B. Gaggini, di A.M. Maragliano, fra le quali il notissimo mendicante dallo sguardo triste e quello dal labbro leporino, di G. Pittaluga.
Nel 1669, la necessità di accogliere le tombe di illustri Genovesi, fra i quali spicca il poeta dialettale Martin Piaggio, portò alla costruzione de “li nobili cimiteri” attorno alla cappella – cripta sotto il grande coro, grazie al contributo della famiglia Giustiniani; nel 1835, a seguito dell’ordinanza che vietava la sepoltura dei morti all’interno delle chiese, venne eretto al limite del sagrato un apposito oratorio su disegno del giovane architetto G. Vittorio Pittaluga.
Durante il periodo napoleonico la chiesa subì le conseguenze delle leggi contro i religiosi ed i frati abbandonarono una prima volta il convento; sei tele del Murillo vennero perdute e disperse in vari musei del mondo. Rientrati, i Cappuccini dovettero nuovamente lasciare il convento a causa della legge di soppressione del 1866 e solo nel 1905 vi fecero stabile ritorno.
Molti sono stati i frati che hanno legato il loro nome alla chiesa, fra i quali si ricordano Fr. Tomaso da Trebiano (+1634) e Fr. Felice da Marola, ma il più noto è senz’altro S. Francesco Maria da Camporosso (+1866) che già in vita ebbe l’appellativo di Padre Santo.
Morì di colera nel 1866, venne beatificato nel 1929 e fatto Santo da Papa Giovanni XXIII nel 1962; le sue spoglie, dal 1931, riposano in un tempietto annesso alla chiesa opera dell’ing. Lagorio realizzata da Max Forni.

Visita

Si arriva alla Chiesa salendo una scalea sul cui pianerottolo si trovava la statua del Padre Santo, ora nella cappella interna; sul sagrato campeggia la statua della Madonna Regina di T. Orsolino (+ c. 1675), sul muro a destra, entro una nicchia la statua del Padre Santo, di F. Bringiotti (1939); sulla facciata della Chiesa, sopra il portale, statua della Madonna col Bambino (sec. XVI). Sull’attigua facciata dell’oratorio sono collocate due statue di B. Carlone (sec. XVI?) raffiguranti San Francesco e San Domenico.
La chiesa è a pianta rettangolare con un profondo coro oltre il presbiterio, tre cappelle sul lato destro e due su quello sinistro in mezzo alle quali si apre il passaggio per accedere alla cappella del Padre Santo.
L’interno della Chiesa colpisce per la semplicità con il contrasto fra il bianco delle pareti e del soffitto e lo scuro del legno degli altari, del coro e delle decorazioni.
Sulla parete della controfacciata a destra il quadro del Miracolo di San Serafino di Montegranaro, tela di G. Palmieri (+1740), in basso il monumento funebre di Gromo Rosazza, di G. Chiappori (+1884) quindi il quadro della Flagellazione di Cristo (Anonimo del sec XVIII) in basso la tomba di Montero Edlmann di S. Varni (+1885).
Cappella di San Felice: nell’altare ligneo ancona di B. Strozzi raffigurante la Visione del Santo, ai lati sopra le aperture due ovali con Stimmate e Transito di San Francesco attribuite forse al Palmieri; sotto i monumenti funebri dei Ronco di Varni e di Anna Schiaffino Corvetto Giustiniani, favorita di Cavour.
Cappella di Nostra Signora delle Tre Ave: la sistemazione è del XX secolo; nell’altare ligneo in finto gotico francese la statua della Vergine con attorno i Santi Matilde, Antonio da Padova, Alfonso Maria de Liguori e San Leonardo da Porto Maurizio; monumenti funebri dei Doria Lamba, del Varni, e di Antonia Arese Fagnani, cantata dal Foscolo.
Fra le due cappelle Monumento funebre dei Carignani, del Varni.
Cappella delle Stimmate: già dedicata a San Francesco e Santa Chiara, questa cappella fu realizzata grazie alla munificenza del Re di Sardegna Carlo Felice di Savoia (1821-31) presenta sull’altare, in nicchia, un gruppo ligneo (1708-09) fra i più pregevoli di Anton Maria Maragliano rappresentante le Stimmate del Santo; nella cornice della nicchia sei piccole tele di Santi e Beati di casa Savoia, di S. Panario; sopra le due porte ovali raffiguranti Deposizione di Cristo, di G.A. Ansaldo (+1638) e Madonna col Bambino, di D. Piola (+1703); medaglione del Rubatto, monumento funebre dei Cambiaso, del Varni e tomba del naturalista Domenico Viviani.
Sulla parete prima del Presbiterio Santa Maria Maddalena copia dal Murillo; sull’arco sopra San Lorenzo da Brindisi, di A. Banchero (+1794) e sotto Beata Ludovica di Savoia, di S. Tagliafico (+1829).
Presbiterio: l’altare, pregevole lavoro di ebanisteria artigianale presenta nella nicchia la Statua lignea dell’Immacolata, del gavese B. Carrea (+1839); ai lati le statue lignee di San Francesco e sant’Antonio di G. Casanova (sec. XVIII) ed il tabernacolo di G. Pittaluga (+1743). Alle pareti tele di G. Palmieri Visione di San Francesco e Miracolo di Sant’Antonio.
Coro: di notevoli dimensioni, con semplici stalli lignei, alle pareti ospita notevoli tele: sul retro dell’ancona Cristo alla colonna, copia da L. Cambiaso (+1585), ai cui lati otto piccole tele attribuite anche al Fiasella; alle pareti due copie dal Murillo Adorazione dei pastori e Giuseppe venduto, l’Immacolata con simboli, di G.B. Paggi (+1627), due Miracoli di Sant’Antonio, del Palmieri e la Crocifissione di B. Castello; sul soffitto le Stimmate di San Francesco, tela di anonimo.
L’organo è di recente costruzione. Sotto al coro si trova la Cripta, di uguale ampiezza, che ospita tombe di religiosi e tutte quelle che prima erano ospitate dall’oratorio attiguo alla Chiesa.
Sull’arco del presbiterio su lato sinistro in alto Beato Angelo d’Acri, del Banchero, in basso San Crispino da Viterbo, del Tagliafico; sotto la tomba dei genitori di Massimo d’Azeglio; nella parete un’altra copia dal Murillo, l’Immacolata.
Cappella del Sacro Cuore: già del Crocifisso, la cui tela, di B. Castello, è ora nel coro; sull’altare, del 1923 su disegno di R. Lombardi la Statua lignea di A. Canepa (+1931), in alto medaglioni scolpiti ed ai lati le statue di San Giuseppe e di Santa Teresa del Bambin Gesù; sopra le porte Sacra Famiglia e San Giovannino, di B. Badaracco (+1726) e Cristo portacroce di A. G. Ansaldo (+1638); monumenti funebri della famiglia Paulucci e di Claudia di Cobley, del Varni.
Cappella del Padre Santo: leggermente arretrata rispetto alle altre, di forma ottagonale con cupola è dominata dal Monumento al Padre Santo, opera dello scultore Forni: in primo piano l’altare, con tre bassorilievi bronzei che raffigurano il colloquio del padre con la folla sulla piazzetta della Chiesa; distaccata e soprelevata l’urna con le spoglie del Santo sorretta da quattro figure angeliche; sugli spigoli le statuine della Fede, Speranza, Pazienza e Castità. Sulla destra la Statua del Santo, di C. Rubatto (+1831) (che prima si trovava nel pianerottolo della scalea esterna) il cosiddetto “monumento da palanca”; sulla sinistra l’accesso alla galleria degli ex-voto ed al piccolo Museo del Padre Santo.
Cappella di Sant’Antonio: la tela dell’altare, Visione di sant’Antonio, è di B. Castello, i dipinti sopra le porte sono a destra San Giuseppe col Bambino, di M. A. Franceschini (+1740), e a sinistra Madonna col Bambino, del Badaracco; su un piedestallo una piccola statua di Sant’Antonio, della fine del secolo XVI ed alle pareti i monumenti funerari dei Collano, del Varni, dei Fontana, del Rubatto.
Nella parete sinistra verso l’uscita, in alto tela di anonimo: Visione di San Nicola da Tolentino e in basso la tomba dei Piuma, del Varni.
Nella controfacciata il Martirio di San Fedele da Sigmaringen, tela del Palmieri; sopra il tamburo la vetrata policroma, rifacimento di una precedente del 1911 andata distrutta nei bombardamenti della II guerra mondiale, ritrae San Francesco in preghiera dinnanzi all’Immacolata per ottenere la liberazione di Genova dalla peste.

San Francesco Maria da Camporosso (1804-1866) chiamato dai genovesi “Padre Santo”

CENNI BIOGRAFICI

S. Francesco M. da Camporosso – che il popolo venera col nome di PADRE SANTO – nacque a Camporosso, presso Ventimiglia, il 27 dicembre 1804 da modesti e pii genitori: Anselmo Croese e Antonia Maria Garzo.
Trascorsi gli anni giovanili nell’umiltà della vita dei campi, sentì la voce di Dio che lo chiamava allo stato religioso. A 21 anni fu accolto nel Convento dei Cappuccini di San Barnaba in Genova, dove trascorse con fervore il suo anno di noviziato. Dopo il noviziato, scese nel Convento della SS. Concezione, dove rimase fino alla morte.
Nei primi anni esercitò gli umili uffici della vita conventuale: cuoco, infermiere, aiuto cercatore. Poi fu fatto “cercatore di città”. Per quarant’anni fu fulgido esempio di virtù, nel silenzio del chiostro, come nelle strade tumultuose della città e tra la gente indaffarata del Porto. Umile “poverello di Cristo”, fu “più beato nel dare che nel ricevere” e per tutti ebbe “pane, consiglio, conforto”. Con candore d’animo e semplicità di cuore, disseminò grazie e miracoli tra i molti che a Lui ricorrevano.
Chiuse la sua vita con un atto supremo di carità offrendosi vittima per il popolo genovese nella epidemia colerica del 1866. Morì il 17 settembre. Il suo corpo è venerato nella chiesa dove visse.
Fu beatificato da Pio XI il 30 giugno 1929.
Giovanni XXIII lo canonizzò il 9 dicembre 1962, durante il Concilio Ecumenico Vaticano II. E’ particolare Patrono della gente dei porti e del mare.

Consigli del Padre Santo

• La grazia c’è: è in mano di Maria • Aiutiamoci l’un l’altro e Dio aiuterà noi • Le cose di quaggiù non durano: bisogna pensare alla morte e al Paradiso • Le tribolazioni sono di quei regali che Iddio manda amorevolmente ai suoi servi fedeli, perché li vuol salvi ad ogni costo • Come volete che Dio vi aiuti se non frequentate i sacramenti? • La perfezione e la felicità d’ogni buon cristiano consistono nel fare in tutto la Divina Volontà.

dal sito internet: https://www.padresanto.it/

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