Beata Vergine delle Grazie (Santuario Parrocchia)

Descrizione

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Il Santuario di Pettorazza Papafava risale alla fine del ‘600, ma è stato in gran parte ricostruito dopo il pesante bombardamento del 23 aprile 1945. La chiesa, completata nel 1949, presenta una splendida facciata in stile rinascimentale, con un doppio ordine sovrapposto: un primo livello composto da lesene doriche, un secondo livello composto da peducci a voluta con capitelli ionici.

Il 1° dicembre 1923 il Cardinale Raffael Merry del Val, il Capitolo ed i Canonici della Sacrosanta Patriarcale Basilica di San Pietro in Roma hanno decretato che la santissima Immagine della B. V. Maria, sotto il titolo Madonna delle Grazie in Pettorazza Papafava, «la quale è intensamente venerata con grandissima ed ardente devozione da tutti i cittadini del paese e paesi vicini… con rito solenne venga incoronata con corona d’oro».

La soave Immagine della Madonna che si venera nel Santuario di Pettorazza Papafava è dipinta su un muro di cm 65×75. L’affresco, di autore ignoto di scuola padovana del 1500, è stato ritagliato da un antico pilastro che segnava il confine tra la Repubblica Veneta e i Carraresi di Padova.
L’ Immagine è molto venerata e le vengono attribuiti molti miracoli.. «La Vergine è dipinta seduta, con Gesù bambino tra le braccia. Il volto è di una soavità ineffabile, gli occhi sono socchiusi, le mani leggiadre sostengono, o meglio, accarezzano il corpicino del bimbo. Questi si sporge, roseo, tra le pieghe dell’ampia veste della Madre, in un movimento simmetrico con il volto e il collo della Vergine. Il braccio sinistro poggia su quello della Madonna, il destro si protende in avanti e, col ditino puntato, segna una direzione, o meglio, un confine, quel contestato confine che per anni era stato oggetto di discordia tra le potenze limitrofe».

Il pilastro con l’Immagine della Madonna è stato voluto espressamente dai rappresentanti della Serenissima, inviati nel 1519 a mettere pace tra i contendenti. Da allora, la pace fu sempre mantenuta; anzi il luogo diviene meta di devoti, e l’Immagine continuamente ornata di fiori e di ceri.
Ben presto attorno al Pilastro, si costruisce una Cappella affidata ad un certo Frate Elia, ricordato nel verbale della Visita pastorale del Vescovo Jacopo Nacchianti, compiuta nel 1546. Da questo verbale veniamo a sapere che Frate Elia si trova in quel luogo già da 16 anni e che la Cappella è denominata Santa Maria del capitello. Ciò conferma l’esistenza di una chiesa capace di accogliere i fedeli per il culto, nella quale è collocato l’affresco ritagliato dal pilastro. L’Immagine della Madonna dipinta sul muro è detta miracolosa e molti sono gli ex voto, anche di argento, appesi alla parete, che testimoniano le grazie ricevute.

Il Santuario costruito nel 1691, centro di grandi manifestazioni di amore alla Beata Vergine, nei momenti tristi delle tante guerre che hanno imperversato nella regione, è quasi totalmente distrutto in un bombardamento aereo il 23 aprile 1945. Con meraviglia di tutti, l’altare della Madonna, con tutta la suppellettile, rimane illeso; nessun oggetto è spezzato, nemmeno le lampadine elettriche, ed anche il cristallo che protegge la sacra Immagine rimane illeso. Le case del paese sono per due terzi distrutte, ma in tanta distruzione, solo quattro persone perdono la vita. Due giorni dopo giunge la bella notizia della liberazione. Nel giro di tre anni il nuovo Santuario è ricostruito, sono ricuperate e restaurate tutte le opere d’arte.

Interessante è scorrere la narrazione di alcune tra le tante grazie ricevute dalla Madonna di Pettorazza. La zona è solcata da diversi corsi d’acqua, tra i quali l’Adige, per cui frequenti, sono nel corso della storia, le inondazioni. Memorabile per i disastri provocati rimane quella del 1600: si è ai primi di giugno, le messe biondeggiano e prossimo è il raccolto. L’alluvione minaccia di distruggere tutto. Un contadino, atterrito dalla violenza delle acque si rivolge alla Madonna e le promette una spiga d’oro, se il raccolto, ormai maturo, sarà salvato. Il grano nei campi rimane miracolosamente salvo ed il contadino offre al Santuario una spiga di oro massiccio che si conserva ancora oggi, a perenne gratitudine.

Altra calamità che si abbatte con frequenza sulla popolazione, nei tempi passati, sono le epidemie: la peste, il colera. Una imponente processione, lungo la riva sinistra dell’Adige, fino al Santuario, dal 1730 al 1900 ricordava la liberazione dalla peste, ottenuta per intercessione della Madonna. Ancora oggi una festa mariana, il lunedì di Pasqua ne esprime la riconoscenza a Maria.
La cornice d’argento che orna la miracolosa Immagine della Madonna è la riconoscenza della popolazione di Pettorazza salvata dalle terribili epidemie di colera del 1855 e 1857 che colpirono le zone limitrofe.

La festa votiva che si celebra la terza domenica di luglio è ricordo perenne di gratitudine per un altro segno della benevolenza della Madonna. Il 26 luglio 1901 un pauroso ciclone si abbatte improvviso sulla zona, proveniente dai Colli Euganei. Un vero uragano che distrugge ogni cosa; la chiesa è scoperchiata, scardinate le porte e le finestre; parecchie case distrutte, il granoturco e le viti rasi al suolo; un vero disastro, ma tra tanta distruzione materiale, nessuna vita umana, tutti sono salvi!
Le tavolette votive poi, dipinte da mano ingenua ed inesperta, nella loro semplicità ci richiamano scene di vita quotidiana ed esprimono la fede di tanti devoti che si rivolgono alla Madonna in situazioni tristi e disperate.

C’è la donna che recatasi sulle rive dell’Adige a sciacquare la biancheria, colta da malore o perduto l’equilibrio, cade nelle acque del fiume che la travolgono. La donna si rivolge con fede alla Madonna che la salva.
Un’altra tavoletta ricorda la preghiera accorata di una mamma per il proprio figlio ammalato; il consulto medico lo dichiara inguaribile. Ma la mamma si rivolge con fede alla Madonna che lo guarisce.
Domenica 28 gennaio 1911, Berton Lucinda, con le sue compagne, rientra dal Catechismo. Mentre attraversa il ponte sul Gorzone, cade nel canale. Le amiche urlano per la disperazione, la gente accorre e si raccomanda alla Madonna. Miracolosamente la bambina non affonda, ma è quasi cullata sulle acque e si salva.

Numerose sono poi le lettere di soldati dal fronte, durante la Grande Guerra del 1915-’18 e durante la Guerra mondiale 1940-45, che attestano la protezione visibile della Madonna in situazioni disperate; ritornati sani e salvi dal fronte, ringraziano la Madonna per essersi dimostrata sempre per loro Madre e Protettrice.

Una tavola votiva riassume tutte le invocazioni rivolte alla Madonna, da parte dei giovani soldati feriti, sui campi di battaglia. In alto a sinistra l’Immagine della Madonna di Pettorazza, in basso il campo di battaglia disseminato di corpi dei soldati feriti od uccisi, tra bagliori di fiamme.
(Don Mario Morra sdb)

Alfredo Mozzato, La Madonna delle Grazie di Pettorazza Papafava-Rovigo, a 60 anni dall’incoronazione (1985).

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  • Indirizzo
    VIA ARGINELLI 101, 45010 PETTORAZZA GRIMANI RO
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    Veneto
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    PETTORAZZA GRIMANI

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