San Giacomo Apostolo Maggiore

Descrizione

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Il Santuario di S. Giacomo Apostolo Maggiore di Capizzi (ME)

Il Santuario di Capizzi è rinomato per la grande affluenza di fedeli che da tutta  la Sicilia vengono a Venerare il Santo Apostolo.
Già dal 1426, grazie all’arrivo delle Insigni Reliquie del Santo, il Santuario si è distinto per la devozione nei confronti dell’apostolo, tanto da divenire faro dell’intera regione.
E’ il sito Jacopeo più antico dell’isola, costruito dai Normanni intorno al XII sec. d.C., poi ampliato nel ‘500 e completato nel 1780.
La facciata fu completamente ricostruita nel XIX sec. dal Sacerdote-Architetto Pietro del Campo.
All’interno si possono ammirare pregevoli opere, come la Madonna del Soccorso di Antonello Gagini realizzata nel 1517 in marmo bianco; la tela del “transito di San Giuseppe” di Giovan Battista quagliata.
La chiesa di San Giacomo Apostolo Maggiore, innalzata a Santuario da sua eccellenza Mons. Ignazio Zambito nel 1999, è il sito jacobeo più importante della Sicilia: edificato dai normanni intorno al XII secolo ed attestata già a partire dal XIII secolo, diviene celebre Santuario quando nel 1426, il cavaliere spagnolo Sancho D’Heredia porta per la prima volta in Italia la reliquia del santo, consistente nella giuntura di un dito.

Capizzi diviene grande meta di pellegrinaggio e la chiesa viene ampliata nel 1500, da una a tre navate, proprio per accogliere sempre più fedeli, suscitando cosi l’invidia dell’Arcidiocesi di Messina che nel 1435, grazie all’appoggio del re Alfonso, riuscì ad ottenere il trasferimento della reliquia nella città.

I capitini si ribellarono a questa decisione e la reliquia venne spartita in due pezzi, metà è conservata a Messina mentre l’altra parte rimase a Capizzi.

L’edificio fu completato intorno alla fine del 1700, grazie al contributo di alcune famiglie facoltose del paese. Ed è proprio in questo periodo, nel 1769, che Luca di Blasio realizzò le pitture della volta e della cupola raffiguranti: il martirio di San Giacomo voluto da re Erode Agrippa; la chiamata dei fratelli Giacomo e Giovanni da parte di Gesù; la Battaglia di Clavijo in cui si dice sia apparso il “Figlio del Tuono” nelle vesti di “Matamoros” e la Trasfigurazione di Cristo sul monte Tabor.

Al XIX secolo risale il pavimento in marmo rosso con venature bianche della Chiesa, lavorato dalla famiglia dei Culò e proveniente dalla contrada “Roccazza bianca” nel territorio di Capizzi.

Sull’altare principale è posta la statua del Santo titolare, di fattura ignota, all’interno dell’antico fercolo del XVI secolo.

Le cappelle laterali invece, sono rispettivamente dedicate al SS. Sacramento e alla Madonna del Soccorso, quest’ultima scolpita da Antonello Gagini nel 1517.

Molto belle sono le tele poste sugli altri altari: dal San Michele Arcangelo del Berna, opera realizzata nel XVII secolo, all’Assunzione di Maria di Francesco Zappulla risalente al 1786; dall’annunciazione di Maria commissionata attribuita a Vincenzo Manno e forse restaurata nel 1890, al Transito di San Giuseppe, opera unica di Giovan Battista Quagliata della fine del XVII secolo, voluta dalla Compagnia della Buona Morte.

Particolari sono la tela del Cristo con ai piedi San Francesco D’Assisi, dipinta dal Berna nel 1600, raffigurante il santo monaco che abbraccia Gesù sulla croce e le tele di Elia Interguglielmi come il San Benedetto, la Madonna del Carmelo e il ritrovamento di Gesù tra i dottori nel tempio.

Nel Santuario è conservato anche il Real Vessillo che Pietro II D’Aragona donò al popolo nel XIV secolo, in memoria della fiera “Franca” da lui istituita.

Di grande impatto architettonico è la facciata neoclassica del tempio, realizzata da Giuseppe Biancavilla da Petralia nel XIX secolo, arricchita al centro da una statua di San Giacomo, realizzata dal Culò in collaborazione con Antonio Mascali Sciacchitano nel 1883.

Di grande importanza è la processione, unica nel suo genere, che ogni anno si svolge a Capizzi nella giornata del 26 luglio. L’apice della manifestazione si raggiunge in Piazza Miracoli, dove il santo, spinto dalla fede dei suoi portatori, abbatte il muro di una casetta con le travi del fercolo.

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