Santa Maria della Pietà (Santuario Parrocchia)

Descrizione

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Nei secoli passati Prato è stata testimone di numerosi episodi miracolosi, dai quali sono sorti altrettanti santuari, tra cui la Basilica di S. Maria delle Carceri che venne eretta per prima, seguita dal Santuario della Madonna del Soccorso , questo di Santa Maria della Pietà e infine quello della Madonna del Giglio.

Il miracolo avvenne nel 1616, quando la Madonna dipinta su un tabernacolo fu vista piangere – era presente anche il granduca Cosimo II de’ Medici con la corte – mentre una luce dall’alto la illuminava. L’evento scatenò una forte devozione popolare, tanto da costruire nel 1617-19 il Santuario attuale, su progetto di Gherardo Mechini, al cui interno fu trasferito il tabernacolo miracoloso.

Nel 1699 i Carmelitani scalzi ottennero la chiesa e vi costruirono un convento, il quale venne soppresso neanche un secolo dopo, divenendo prioria di Santa Caterina de’ Ricci finché non venne affidata nell’Ottocento all’ordine dei Secolari. Il convento annesso si trasformò nell’Orfanotrofio Magnolfi.

L’esterno della chiesa è caratterizzato da un vasto portico rialzato su tre lati, elemento comune agli altri Santuari mariani nel territorio rurale toscano, utilizzato principalmente dai pellegrini come riparo. La chiesa della Pietà è l’unica ad aver mantenuto un’area verde circostante, sulla quale risaltano le colonne esili e le ampie arcate. Sotto al portico si apre il portone centrale con timpano curvilineo in rima con quello della finestra in facciata, affiancato da due aperture quadrangolari che permettevano ai pellegrini di venerare l’icona sacra anche quando la chiesa era chiusa.

L’interno è un chiaro esempio di architettura della Controriforma, dalla classica e proporzionata struttura ispirata alla tradizione rinascimentale, decorata con sobrietà. La pianta è a croce latina, la navata ha una copertura a capriate mentre le due cappelle di fianco al presbiterio hanno volte a vela. Il coro si intravede dalla scenografica e imponente parete di fondo alla navata, composta da un arcone centrale e altre due aperture laterali collegate a un balconcino. Al centro troneggia l’altare maggiore (1623-25), ricco di marmi policromi e pietre dure, dallo stile manierista, con gli stemmi dei Medici e del Comune di Prato, committenti del santuario. Qui è esposta la tela con Dio Padre e una gloria di angeli in basso, mentre nel tabernacolo superiore alloggia un Cristo in Pietà, entrambi dipinti dal fiorentino Mario Balassi nel 1638. La pala d’altare ha una finestrina centinata per inquadrare l’affresco miracoloso retrostante della Madonna col Bambino, opera del Trecento attribuita a Giovanni Bonsi.

La zona presbiteriale è divisa con una balaustra in marmo dalla navata, mentre l’ingresso alle cappelle del transetto avviene attraversando due grandi archi simili a quello dell’altare maggiore. Entrambe le cappelle sono concluse con due altari a edicola, quello a destra conserva un dipinto di Domenico Salvi (1660 circa) con San Giuseppe che intercede presso il Figlio e la Vergine per le anime purganti. L’altare della cappella sinistra custodisce invece una tela di Alessandro Gherardini con Santa Teresa d’Avila che riceve lo scapolare dalla Vergine, e San Giuseppe del 1703.

In due riquadri laterali sulla controfacciata sono state inserite piccole tele ottocentesche del pratese Matteo Bertini, altre quattro  si trovano lungo le pareti laterali.

Tutto il perimetro della chiesa è percorso da una poderosa trabeazione in pietra serena sostenuta da lesene, che spicca sulla bianca parete intonacata e intervallata nel registro inferiore da un’altra serie di incorniciature di pietra.

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