Beata Maria Vergine del Soccorso (Basilica Santuario)

Descrizione

Descrizione
La basilica di Maria Santissima del Soccorso o chiesa madre o matrice è il principale luogo di culto cattolico ubicato in Piazza Don Minzoni di Sciacca.

Storia

Epoca bizantina

Tempio dedicato a San Pietro, chiesa di San Pietro in Castro, primitivo luogo di culto con funzioni di chiesa madre ubicato entro la cinta muraria del castello vecchio.

Epoca normanna

Fondata nel 1108 da Giulietta la Normanna, figlia del conte Ruggero al centro dell’antico quartiere Ruccera. Signora di Sciacca dal 1100 al 1136, incarna le vicende personali con Roberto I di Bassavilla, legame osteggiato dal padre, con quelle della peccatrice penitente, alla quale volle dedicare il tempio più grande fra quelli patrocinati ed edificati nella Signoria di Sciacca.
Un’altra versione attribuisce l’edificazione al padre Ruggero d’Altavilla quale voto di ringraziamento alla Vergine Maria sotto il titolo dell’«Assunta». Era consuetudine dei membri del casato d’Altavilla innalzare chiese e cattedrali nei luoghi teatro delle più cruente battaglie contro l’invasore arabo, evento che si incardina nel lungo processo di ricristianizzazione dell’isola.
La progettazione della medievale costruzione è affidata ad Isidoro Incisa. Del primitivo impianto sono pervenute le poderose absidi rivolte ad oriente e i poderosi archi gotici quattrocenteschi.

Epoca aragonese

Il sacro tempio era anche utilizzato come polo sociale ove venivano discusse e definite le scelte politico – amministrative della cittadina.
Il 30 giugno 1443 è celebrata la solenne ordinazione episcopale di Matteo de Gallo e Gimarra dell’Ordine dei frati minori conventuali di San Francesco d’Assisi, futuro beato della chiesa cattolica.

Epoca spagnola

Epidemie e affidamento

Come città di mare e alla stessa stregua delle due capitali del Regno, anche Sciacca sperimentò i lutti derivanti dalle varie epidemie di peste. In tempi differenti ma, congrui con il contagio avvenuto a Palermo il 7 giugno 1624 e la grande epidemia del 1630 che interessò gran parte della penisola, fra continui scoppi di focolai e la riproposizione di altri quiescenti, l’intero territorio isolano, città di Sciacca compresa, non restarono immuni dal flagello.
Il 1 febbraio 1626 l’intera popolazione promosse un pellegrinaggio, chiamato “Û vutu”, dalla chiesa di Sant’Agostino alla chiesa madre col fine di impetrare la liberazione dal contagio. Il giorno seguente una folta schiera d’appartenenti alle corporazioni di marinai portò in pellegrinaggio la statua della Madonna del Soccorso seguendo lo stesso itinerario. Giunti nell’area della Piccola Maestranza, dal cielo cadde un fulmine che colpì i piedi della Madonna. In quel preciso istante si sprigionò una fumata che si estese alla città e tutti i saccensi guarirono dalla peste. Da questa data ebbe avvio e si definì una delle più sentite tradizioni saccensi.

Riedificazione e ridedicazione

La chiesa presentava l’impianto a croce latina con tre ampie navate, monumentali archi in stile normanno e colonne ioniche. Il 15 dicembre 1656 si verificò il crollo di un cantonale che interessò la facciata. Un lungo dibattimento portò ad una conclusione: ricostruzione sulle fondamenta normanne mantenendo intatte le absidi e gli archi gotici.
La riedificazione del tempio fu eseguita negli anni a cavallo il 1656 e il 1686 su progetto di Michele Blasco. Alle opere di ripristino seguì la dedicazione alla Beata Vergine Maria del Soccorso, proclamata nuova patrona di Sciacca.

Epoca contemporanea

1829, Apparato decorativo e stucchi, opere di Salvatore Gravanti. Affreschi opere di Tommaso Rossi, figlio di Mariano Rossi.
Nel luglio del 1991 papa Giovanni Paolo II ha elevato il tempio alla dignità di basilica minore.[1]

Facciata

La basilica sorge su un leggero declivio, pertanto il piano di calpestio è raccordato alla sede stradale da una breve gradinata con accesso ad un piccolo sagrato recintato con balaustre con tipiche colonnine ad anfora. Prospetto tripartito con nervature verticali in pietra viva costituite da paraste binate poggianti su alti plinti delimitanti i tre varchi d’accesso. Con i recenti restauri le estese parti in tufo creano un delicato contrasto cromatico con le limitate superfici intonacate. Singole paraste in conci delimitano le pareti con finestre dei prospetti nord e sud. Un cornicione con elaborate modanature e cornici marcapiano separano i due ordini. Chiude la prospettiva nella parte centrale un frontone incompleto che richiama l’architettura del primo ordine, raccordato ad esso da maestose volute a ricciolo. Stesse volute di raccordo e contrafforti lungo tutto lo sviluppo della copertura superiore.
Prospetto barocco con elementi rinascimentali e unico campanile sul lato sinistro. Colonne e capitelli ionici si sovrappongono alle paraste interne delle nervature centrali su entrambi gli ordini, sostenendo un timpano ad archi sovrapposti e spezzati che delimita il portale principale. Completano la decorazione della facciata tre sculture di Giandomenico e Antonino Gagini[2] realizzate nel 1541, rispettivamente Santa Maria Maddalena, statua collocata fra i timpani ad arco dell’ingresso principale, San Pietro Apostolo e San Paolo Apostolo collocate entro le nicchie sovrastanti i timpani ad arco degli ingressi minori del prospetto. Le colonne del secondo ordine delimitano un finestrone con vetrate istoriate decorato con volute e sormontato da timpano a triangolo. Al centro sulla sommità una croce in ferro battuto.
La statua raffigurante San Calogero arricchisce l’ingresso laterale destro contraddistinto da rampe di scale con la Fontana del mascherone di corso Vittorio Emanuele. Quest’ultimo manufatto proveniente dall’aggregato della chiesa di Santa Maria delle Giummare. L’ingresso laterale sinistro di vicolo Duomo è abbellito con la statua di San Giovanni Battista. Tutte le statue verosimilmente parti di una tribuna con ornati realizzata nel presbiterio, in seguito smantellata per successivi rimaneggiamenti degli interni.

Interno

Con la rimodulazione seicentesca le colonne sono state trasformate in possenti pilastri e gli archi ogivali mutati in archi a tutto sesto. Nel primitivo tempio sono documentate 14 cappelle e 23 altari. Oggi sono presenti quattro cappelle per navata minore, due nel transetto, due absidiole, un cappellone. Il soffitto della navata centrale è interamente affrescato con la raffigurazione del Trono di Dio e la corte celeste, tema tratto dall’Apocalisse, ai lati dieci quadroni illustranti scene di vita di Santa Maria Maddalena, sull’asse mediano centrale sono presenti altri due quadroni: uno all’ingresso e l’altro in prossimità del presbiterio raffiguranti rispettivamente la Gloria di Maria e la Trasfigurazione. Tutto il ciclo pittorico è opera di Tommaso Rossi, figlio di Mariano Rossi, realizzato nel 1829.

da Wikipedia

Foto di Stefano Photomania – Foto R. Moncada – 

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