Beata Vergine di Calvigi

Descrizione

Descrizione
Il Santuario  sorge a 744 metri di altezza ed è situato nell’Appennino tosco-emiliano, nel comune di Granaglione, tra il verde dei boschi e dei castagneti.
In posizione panoramica, a pochi metri dalla strada che conduce a Boschi di Granaglione, domina la sottostante valle del Reno, in un autentico clima di raccoglimento e di silenzio.
Oggi, come nel passato, specialmente nel periodo estivo, è un importante centro di devozione mariana per l’alta montagna bolognese e pistoiese. Rientra nella parrocchia di S. Nicolò di Granaglione, da cui lo separano 3 km. Dista da Bologna 71 km e 12 km da Porretta.

Un pò di Storia

Per raccontare la storia del Santuario mariano di Calvigi occorre tornare all’inizio del XVI secolo, al tempo in cui don Simone Vivarelli era il parroco della chiesa di San Nicolò di Granaglione.
In un giorno non meglio precisato tra il 1521 e il 1550 don Simone, percorrendo la mulattiera che congiunge Granaglione a Boschi, fu colto dalla pioggia e trovò riparo sotto un masso che sporgeva dalla montagna. Cessata la pioggia e ripreso il cammino, il masso che aveva fornito riparo al sacerdote si staccò, rovinando in strada. Grato alla Madonna per il pericolo scampato, fece dipingere sul sasso un’immagine della Vergine con il Bambino in braccio.
La devozione a quell’immagine crebbe nel tempo, tanto che gli abitanti di Granaglione, nel 1630, colpiti dalla peste, si recarono scalzi e penitenti in pellegrinaggio alla “Madonna di don Simone” per chiedere la grazia di essere liberati dal morbo che aveva mietuto numerose vittime.
Come voto venne costruito, ad opera del muratore Pietro del fu Martino Martini, un piccolo oratorio, dedicato alla Madonna della neve, in cui il masso che conteneva il dipinto fungeva da parete di fondo dell’edificio e l’immagine risultava così la pala dell’altare.
Nel 1634 iniziò a diffindersi la notizia che a Calvigi avvenivano guarigioni miracolose e il luogo iniziò a richiamare pellegrini dai paesi e dalle montagne circostanti. La Curia Arcivescovile di Bologna ordinò la temporanea chiusura dell’oratorio, in attesa di verificare i fatti riguardanti le numerose grazie elargite dalla Madonna. Ventidue testimoni furono ascoltati e la Curia diede infine l’autorizzazione per riaprire il luogo. Da quell’anno la chiesetta sperduta fra i monti cominciò a vivere come “Santuario della Madonna di Calvigi”.
Nel 1635 il vecchio oratorio fu demolito e venne costruito un edificio più capiente, le cui dimensioni ricalcavano l’attuale navata centrale della chiesa (rimane a ricordo di questo fatto la lapide murata sul portone d’ingresso della chiesa, che riporta la data “1635”).
Nel 1781 furono eseguiti nuovi lavori di ampliamento: nel soffitto si tolsero le capriate in legno e fu modificato a volta innalzandolo di quattro metri. La chiesa aveva tre altari, il maggiore era sovrastato da una pala raffigurante l’Incoronazione della Madonna con i Santi Nicola da Tolentino e Agostino. Al centro del dipinto vi era un’apertura che consentiva di vedere la pittura della Vergine con il Bambino posta sul masso.
Nel 1825 fu aggiunto il campanile, arricchito nel 1833 da un terzo di campane fuse da Serafino Golfieri.
Nel 1836 l’interno del Santuario, le ancone e gli altari furono ornati a colori dal pittore bolognese Camillo Veronesi.
Nel 1900 il santuario subì l’ultima ristrutturazione di una certa importanza: venne costruita l’abside affinché l’immagine della Madonna potesse essere custodita all’interno del Santuario. Venne così sfondata la roccia per un’altezza di 20 metri. Tutti lavorarono gratuitamente, dal progettista al capomastro agli abitanti di Granaglione, che trasportarono acqua e materiale per la costruzione della nuova chiesa, inaugurata il 15 luglio 1903.

L’immagine della Madonna di Calvigi

L’antica immagine dipinta sul sasso, vittima del tempo e dei diversi restauri, fu staccata dal masso nel 1862, per garantirne una migliore conservazione.
Nel 1920 fu trasferita in affresco su tela dal pittore Agostino Mazzanti. Nell’agosto del 1936 il cardinale Nasalli Rocca procedette all’incoronazione della nuova immagine.
Dal 1954 l’immagine su tela venne sostituita da una copia in ceramica di Faenza.
Attualmente è visibile nel Santuario una nuova copia dell’immagine, su tela, che conserva gli elementi tipici dell’originale “Madonna di don Simone” affrescata sul sasso: la Vergine regge con il braccio sinistro il Bambino, il quale stringe nella mano destra la corona del rosario.
L’immagine del primitivo affresco rimane, anche se oramai è di difficile lettura e non più visibile in chiesa.

La chiesa

L’edificio visibile, nella sua struttura sostanziale, è frutto degli ultimi lavori di ampliamento realizzati nel 1900 e delle migliorie poi apportate fino ad oggi.
L’interno è composto da una sola navata, con due altari laterali, e da un abside quadrata che conserva l’immagine attuale della Madonna di Calvigi, alla quale è possibile accedere attraverso due scale simmetriche, che nella struttura ricordano il santuario bolognese dedicato alla Madonna di san Luca.
L’aspetto generale della navata risulta arioso ed elaborato, con elementi di gusto baroccheggiante. Nell’altare di sinistra un tempo era conservata una pala del XVII secolo raffigurante “S. Antonio da Padova fra i Santi Giovanni Battista e Stefano“, oggi sostituito da una tela raffigurante un “Ecce Homo“. L’altare di destra conserva invece una pala raffigurante il “Transito di San Giuseppe“. In fondo alla navata è collocato l’altare maggiore, in un grande vano in pianta quadrata, appoggiato direttamente alla parete rocciosa su cui era dipinta la primitiva immagine.
All’interno del Santuario sono conservate due lapidi: una ricorda i lavori di ampliamento realizzati all’inizio del XX secolo, l’altra l’incoronazione dell’immagine ad opera del Card. Nasalli Rocca nel 1936, in occasione dei trecento anni dalla fondazione del Santuario.

Il romitorio

Sorto grazie alla devozione e alla partecipazione degli abitanti di Granaglione, il Santuario divenne luogo assai frequentato. Attorno alla fine del XVII secolo fu costruito accanto alla chiesa un’abitazione: qui risiedeva un custode, un laico autorizzato dall’autorità ecclesiastica a vestire l’abito eremitale, a risiedere in solitudine, a custodire il Santuario e a compiere nei dintorni questue annuali.
Il primo “romito” stabilitosi a Calvigi di cui è rimasta memoria fu un certo Bartolome Tombelli, che lì abitò attorno all’inizio del XVIII secolo, con il compito di affiancare il parroco di Granaglione nella cura del Santuario. La presenza di un romito presso il Santuario è attestata fino all’inizio del XX secolo.
Persa la sua originaria funzione, la casa è stata restaurata nel 1970 ad opera della parrocchia di San Giuseppe lavoratore di Bologna, che ha ampliato la struttura mantenendone intatta la facciata e il portico.
Oggi il romitorio è utilizzato dalla parrocchia di Granaglione per attività pastorali e per l’ospitalità di gruppi per ritiri, campi e soggiorni estivi e invernali.

Feste e funzioni

La festa solenne del Santuario è quella dell’Assunzione della Beata Vergine Maria che si celebra il 15 agosto.
Nelle domeniche di luglio e agosto la messa è celebrata presso il Santuario alle ore 18:00.

La confraternita

La Confraternita “Madonna di Calvigi” ha origini antiche. La sua fondazione avvenne attorno al 1633, quando era intitolata alla “Madonna della Cintola”, ma, come molte altre, ha avuto alterne vicende, fino alla “rifondazione” da parte del cardinale Biffi nel 1996.
L’impegno principale dei confratelli è quello della preghiera quotidiana alla Madonna; i momenti più “attivi” sono concentrati durante l’estate, quando la zona si popola di villeggianti. Il primo appuntamento è dell’anno è il primo maggio, inizio del mese mariano, quando si riuniscono al Santuario per una Messa solenne, il pranzo e un incontro con il parroco. In luglio e agosto sono presenti alla Messa domenicale celebrata presso il Santuario. Molto importante è poi l’animazione delle due grandi feste estive: la discesa della Madonna di Calvigi a Granaglione, all’inizio di agosto, e la festa del Santuario il 15 agosto.

Fonte: http://www.calvigi.it/santuario.html

Foto di Luciano Bernardi e Adele Columbri

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