Maria SS. del Monte Pierno

Descrizione

Descrizione
Il santuario di Pierno si erge su un altopiano posto a 960 metri s.l.m., alle immediate falde dell’omonimo monte (1268 mt) in territorio di San Fele (PZ), da cui dista meno di 10 Km.

La storia del Santuario

La storia del Santuario nasce nel 1130. Si narra che in quell’anno, a causa dell’invasione dei pirati saraceni, i monaci Romiti Basiliani che abitavano il Monte S. Croce scapparono nella folta vegetazione del vicino monte Pierno e lì, in una cavità rocciosa, nascosero una statua lignea raffigurante appunto la Madonna.
Negli anni immediatamente successivi, verosimilmente nel 1139, a seguito della repressione messa in atto dalle truppe antipapali del Re Ruggiero II, San Guglielmo da Vercelli (1085-1142), in fuga dal monastero di Goleto (nei pressi di S. Angelo dei Lombardi), trovò scampo nei boschi del Monte Pierno e lì rinvenne il prezioso simulacro.
Nel frattempo, ebbe termine la lunga guerra tra principi normanni che si contendevano il diritto di sovranita’ nell’Italia meridionale e fu convinzione comune che il merito fosse da ascrivere alla Madonna di Pierno, mediatrice con Dio delle preghiere a Lei rivolte dalle popolazioni stremate.
Terminato il periodo bellico, con l’affermazione di Re Ruggiero II a sovrano degli stati Normanni, nello stesso anno 1139, San Guglielmo, chiese ed ottenne il permesso dal Vescovo di Rapolla per la edificazione di una chiesetta alle pendici del Monte Pierno per mettere in venerazione il simulacro.
 Alla costruzione della Chiesa, segui’ quella di 2 monasteri ad essa adiacenti e la messa a dimora di una piantagione di castagni, tuttora ben individuabile e che porta ancora oggi il nome di “castagneto di San Guglielmo”.
Nella zona, oltre ai religiosi, si insediarono anche alcune famiglie di contadini che erano dedite alla coltivazione dei terreni che i feudatari donavano alla Chiesa.
Col trascorrere degli anni, il flusso dei pellegrini verso il Santuario assunse carattere sempre piu’ rilevante e fu cosi’ che il principe Gilberto II de Balban, Signore anche di Vitalba e Armaterra, feudo nel cui territorio la Chiesa ricadeva, nel 1189 decise l’ampliamento del Tempio.
L’opera doveva anche rappresentare un ex-voto per il rischioso impegno che le sue truppe stavano per affrontare dovendo recarsi in Terra Santa a combattere per la liberazione di quei territori in occasione della terza crociata.
Gilberto II torno’ comunque sano e salvo dalla Crociata e, nel 1197, come si legge nelle iscrizioni del portale della Chiesa, ebbe la soddisfazione di inaugurare solennemente il nuovo Tempio, alla presenza del priore Bartolomeo e della Badessa del monastero del Goleto, di cui Pierno era dipendenza, Agnese dei Principi Filomarino. 
La realizzazione della nuova Chiesa, che ha compreso al suo interno quella preesistente, (edificata da S. Guglielmo) fu curata dall’architetto Magister Sarolus che, insieme al fratello, dirigeva nella vicina Muro Lucano una scuola di apprendisti operai.
Le iscrizioni latine presenti sul portale tuttora esistente, narrano che la costruzione della Chiesa fu avviata nel 1189 durante il priorato di Frate Altenio ma il completamento avvenne nel 1197, con Frate Bartolomeo: si tratta di una delle poche opere di arte romanico-normanna del secolo XII° esistenti in Basilicata.
La data della consacrazione del tempio, invece, risalirebbe al 1221 e, secondo alcuni scritti dell’epoca, al rito partecipo’ anche il Papa Onorio 3°.
In quell’epoca, infatti, i pontefici erano soliti compiere personalmente la consacrazione di Chiese insigni; lo fecero Papa Urbano II per la Chiesa della SS. Trinita’ di Cava nel 1092 e Papa Innocenzo III nel 1216 per la Chiesa di San Giovanni di Orvieto.
E’ probabile inoltre l’ipotesi secondo la quale i riti solenni della consacrazione della Chiesa furono tenuti alla presenza dell’imperatore Federico II di Svevia, in analogia a quanto avvenuto per la consacrazione della Chiesa di Monticchio nel 1059 da parte di Niccolo’ II, alla presenza di Roberto il Guiscardo.
Altri documenti, infatti, testimoniano la presenza di Federico II nel 1221 a Melfi; proprio in quell’epoca, visitando per la prima volta la valle di Vitalba, egli concepi’ l’idea della edificazione dei 3 castelli: Melfi, Lagopesole e San Fele.
Non si puo’ comunque escludere che il rito di consacrazione sia stato officiato dai Vescovi Roberto di Muro Lucano e Buonomo di Monteverde.
 Il 5 Dicembre 1456, pero’, un violento terremoto distrusse gran parte della chiesa, i monasteri e le modeste abitazioni dei contadini tanto da far allontanare dalla zona sia questi ultimi che gli stessi religiosi.
L’evento sismico risparmiò solo il pronao, la facciata, il portale le tre navate divise da colonne con capitelli e la parte centrale dell’abside che restarono comunque in abbandono fino al 1550 quando la chiesa fu ricostruita (ed anche allungata verso le pendici del monte) in seguito ad alcuni eventi prodigiosi.
Si narra infatti che a seguito dell’evento sismico e della impraticabilià’ del tempio, la statua della Madonna fu trasferita nella Chiesa di Atella per assicurarle una decorosa sistemazione ed ecco l’evento prodigioso: dopo il primo trasferimento nel comune vulturino, la statua scomparve inspiegabilmente per poi riapparire su un masso del Monte Pierno, difficilmente raggiungibile.
Tale sporgenza, ancora ben visibile, è chiamata “la ripa della Madonna”.
Dopo il ritrovamento seguirono altri trasferimenti della statua ad Atella ma “il miracolo” della scomparsa e della riapparizione si replico’ ancora.
Fu cosi’ che il papa dell’epoca, Leone X, informato del fatto dal vescovo di Melfi, Lorenzo Pucci, (successivamente cardinale), nel 1515 elevo’ il tempio di Pierno a Badia e, appunto nel 1550, per ordine di Don Luigi De Leyva, principe di Ascoli e signore di Atella, il governatore spagnolo Giovanni Salamanca la fece ricostruire.
 In una diversa ricostruzione del Fortunato, pero’, si sostiene che l’attuale chiesa sarebbe il risultato di un’opera di ristrutturazione effettuata nel 1695 quando, a seguito di un terremoto verificatosi nell’anno precedente, l’allora vescovo di Muro Lucano ne avrebbe ordinato l’esecuzione.
Lo stesso Fortunato precisa addirittura che quell’evento sismico non avrebbe causato danni tanto rilevanti da giustificare quei lavori.
Pare, inoltre, che l’attuale abside semi-circolare sia stata costruita proprio in questa circostanza.
A prescindere dalla veridicita’ delle due tesi, la storia del Santuario prosegue con un capitolo dedicato alla “competenza” territoriale, contesa dalle due diocesi più vicine alla localita’.
Nel corso dei secoli, infatti, le diocesi di Rapolla e Muro Lucano, (confinanti tra loro) si disputarono varie volte la competenza sul territorio del Santuario e, soltanto nel 1895, durante il papato di Leone XIII, la commissione Concistoriale, esaminate le varie argomentazioni, pronuncio’ una definitiva ed inappellabile sentenza con la quale si attribui’ a quella di Muro Lucano il territorio conteso.
Successivamente, il vescovo di Muro Lucano, Mons. Raffaele Capone, confermo’ uno speciale statuto con il quale stabili’ che ad officiare il Santuario dovesse essere il clero di San Fele.
Della storia del Santuario, fa parte anche una fontana posta a sud della chiesa.
La sua originaria costruzione non e’ ben datata ma e’ presumibile che essa sia stata realizzata sin dalle prime frequentazioni del luogo e quindi, e’ probabile che risalga all’ XI – XII secolo.
Nel corso degli anni, l’aspetto e’ sicuramente mutato ma il manufatto conserva ancora i 4 getti dai quali fuoriusciva l’acqua delle ricche sorgenti del monte; da qui si accumulava nella vasca posta alla base, prima del deflusso verso valle. 

Il Santuario oggi

Attualmente, sono quasi completamente conclusi i lavori di ristrutturazione resisi necessari in seguito al terremoto del 23 Novembre 1980.
Il primo° Maggio 2001, il vescovo di Melfi, monsignor Vincenzo Cozzi, ha benedetto l’altare in occasione dell’inaugurazione della chiesa che, ora, e’ completamente agibile.
Durante la realizzazione dei lavori di ristrutturazione, sono venuti alla luce dei resti umani che, come si sostiene in alcuni scritti, dovrebbero appartenere proprio alla famiglia di Gilberto II de Balban in considerazione dell’impegno profuso per la ricostruzione del tempio (1197) e per il suo arricchimento con molte donazioni.
Altri resti umani sono stati scoperti piu’ recentemente; all’inizio di Novembre 98, infatti, durante l’esecuzione dei lavori per il ripristino della piazza antistante la Chiesa, sono tornati alla luce i resti di un monastero, (probabilmente quello attribuito a San Guglielmo) e, tra i muri perimetrali, e’ stato rinvenuto in perfetto stato di conservazione anche uno scheletro umano, appartenente presumibilmente ad un monaco vissuto intorno al 1200.
L’intera zona e’ stata prontamente recintata e protetta con una copertura in attesa delle ulteriori decisioni che la Sovraintendenza assumera’.
Le funzioni religiose si svolgono in ogni giorno festivo ed in coincidenza delle ricorrenze indicate.

Fonte: https://www.montepierno.it/storia/storia.htm

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