Santa Maria a Monte Taburno

Descrizione

Descrizione
Il Santuario di Maria Santissima del Monte Taburno, situato nei pressi di Bucciano, in val Caudina, una valle appartenente alla provincia campana di Benevento, narra una storia antica e particolare.
La leggenda narra che la chiesetta fu costruita dopo che una ragazzina sordomuta, chiamata Agnese Pepe, vide apparire la Madonna all’interno di una grotta. Dopo questa visione Agnese riacquistò l’uso della parola ed ebbe come compito quello di far costruire una cappella proprio in quel luogo, in onore della Vergine Maria.
Tutto ciò avveniva intorno al 1401 e nel 1498 fu eretto il Santuario grazie al Duca di Airola, tale signor Carlo Carafa. Dopo la messa in atto della chiesa, l’icona della Madonna ritrovata nella grotta, fu posta in una nicchia, dove rimase per lungo tempo. Oggi infonde il suo bene e il suo amore dalla Chiesa Parrocchiale di San Giovanni Battista di Bucciano, dov’è stata collocata a causa dei lavori di ristrutturazione del santuario.
Infatti, la struttura non è in buone condizioni, a causa sia delle intemperie atmosferiche, sia anche del degrado subito con l’andare degli anni. Per questo la Diocesi del posto ha deciso di rimetterlo in forze grazie anche al contributo dei cittadini.
Per il momento, molti pellegrinaggi continuano a raggiungere la collina su cui è posto il santuario. Soprattutto nel mese di Maggio e durante la Pasquetta, in onore della Madonna, si vedono gruppi di religiosi andare per pregare Maria.

Descrizione

Il santuario di Santa Maria a Monte Taburno è un’architettura religiosa del XV secolo che sorge sulle pendici del monte Taburno, a una quota di 544 m s.l.m., nel comune di Bucciano. Il santuario nacque come cappella votiva per ospitare una statua ritenuta miracolosa della Vergine Maria, e vi fu poi impiantato un convento di frati domenicani. È una meta regolare di pellegrinaggi: in particolare, è usanza tradizionale per la popolazione di Bucciano recarvisi la domenica successiva alla Pasqua.
La tradizione popolare vuole che il 7 febbraio 1401 una ragazza sordomuta di Moiano, chiamata Agnese Pepe, si trovasse a far pascolare delle pecore nei pressi di una piccola grotta sulle pendici del monte Taburno. La fanciulla sentì una voce chiamarla dall’interno della cavità: avvicinandosi, vide che vi si trovava una statua della Madonna con il Bambino. La statua le ordinò di scendere al paese e di riferire della propria presenza al padre e a tutta la popolazione, cosicché fosse prelevata da lì e le fosse trovata una degna sistemazione. Così fece la ragazza: il padre fu sbalordito nel sentirla parlare la prima volta, e si recò con un gruppo di compaesani da Carlo Carafa, il duca di Airola, sotto la cui giurisdizione ricadevano anche Moiano e Bucciano. Questi inviò molti suoi vassalli e uomini religiosi sul Taburno a verificare; poi andò egli stesso a venerare l’immagine con la sua corte, e seguirono gradualmente gli infermi del posto, che tornavano indietro miracolosamente guariti.
Quali che siano state le reali circostanze del ritrovamento dell’immagine sacra, è possibile che essa fosse stata nascosta secoli prima nella grotta per metterla al riparo dalla distruzione nel periodo dell’iconoclastia; e deve essere stato poco dopo il suo ritrovamento che fu eretta la prima chiesa, di cui rimangono oggi solo le mura perimetrali. Tuttavia viene anche fatto notare che quello del ritrovamento di un’immagine della Madonna è un racconto con cui viene giustificata l’origine di fin troppi santuari diversi. In tempi successivi alla traslazione della statua, apparve nella grotta un affresco che raffigurava ancora la Vergine con il Bambino, che restava intatto nonostante l’umidità. Nel 1494 era conte di Airola Carlo Carafa, nipote del precedente. Dato il grande afflusso di pellegrini che venivano a venerare l’immagine della Madonna del Taburno, il conte volle l’istituzione di un convento nel luogo miracoloso. A muoverlo era il proprio sentimento religioso, ma anche la necessità di compiere qualche atto che il popolo devoto avrebbe apprezzato, e di consolidare la propria autorità legando la propria immagine a quella del convento.
Il Carafa iniziò quindi le trattative per l’insediamento di qualche comunità religiosa con Fra Stefano de Vio, Provinciale dei Conventi del Regno e vicario generale della Congregazione Osservante di Terra di Lavoro. Il 17 ottobre 1498, nella chiesa di San Domenico Maggiore a Napoli, fu stilato l’accordo ufficiale per l’istituzione del cenobio, che sarebbe andato ai frati domenicani. I termini del patto prevedevano che i conti di Airola si impegnassero a donare al convento 30 ducati ogni 4 mesi. Ad esso fu inoltre concesso il terreno circostante, chiamato Sorca di Santa Maria, e furono garantiti altri benefici.
La costruzione del convento fu tentata inizialmente mezzo miglio sopra il sito attuale, ma ben presto fu interrotta: il luogo, infatti, non presentava sorgenti; inoltre si dice che dopo ogni notte la costruzione venisse ritrovata distrutta. Si dice anche che, proprio in quei giorni, l’acqua iniziò a sgorgare ai piedi della grotta della statua della Madonna. Ciò fu inteso come un segno miracoloso che la Vergine Maria voleva il convento costruito proprio dove si era palesata la statua. I conti di Airola, allora, donarono ai frati anche la chiesetta già costruita perché potesse essere inglobata nel nuovo cantiere.
Grazie ai tantissimi pellegrini che si recavano al convento e alle loro donazioni, le finanze del gruppo religioso rimasero buone per lungo tempo. A testimonianza di quanto fosse diffusa la devozione popolare e quanto fosse influente il convento in ambito locale, papa Sisto V concesse che le donne potessero entrare nel convento quattro volte l’anno. Dal 1571 i frati furono autorizzati a condurre la processione del Corpus Domini da soli. Dal 1685 la chiesa conventuale ospitò una Confraternita dedicata alla Madonna del Rosario, la quale doveva versare 20 carlini all’anno.
Inoltre, il priore del convento fungeva sostanzialmente da parroco per gli abitanti dei mulini del Fizzo, presso Bucciano, tanto che essi avevano dovere di osservare il precetto pasquale al convento, e nel 1686 alcuni furono scomunicati per averlo trasgredito. Due religiosi del convento si recavano ogni anno ai mulini per piantare delle croci in segno della propria autorità sul luogo.
Nel convento dimorò, dal 1669 al 1672, Vincenzo Maria Orsini, il futuro papa Benedetto XIII. Nel 1715 vi risiedevano circa 20 frati, «frà quali sono inclusi alcuni Novizi professi, e vi sono due Lettori di Teologia, conforme usa la nostra Religione in tutti i luoghi di studio». Nel 1743, dopo una discussione durata qualche anno, i frati decisero di abbandonare il santuario per trasferirsi in un nuovo convento nel fondovalle, ai margini del centro abitato di Airola. Il marchese Brancone, segretario di stato del Regno di Napoli, ufficializzò il cambio di sede. I documenti riportano che una mossa del genere era stata tentata già negli anni 1680, ma miracolosamente la statua della Madonna già portata a valle era tornata nella posizione originaria, e di nuovo che dopo ogni notte si trovava demolito quanto costruito il giorno prima.
Non è noto perché i domenicani decisero di abbandonare il santuario, nonostante l’entità dell’attività conventuale, dei pellegrinaggi, delle entrate, fossero soddisfacenti. Sicuramente fu incisivo l’isolamento rispetto alla valle; i frati lamentavano anche i furti, nonché i danni che i terremoti del 1688 e del 1702 avevano arrecato alla costruzione. È possibile, però, che il trasferimento sia stato intrapreso per altri interessi, in particolare per via di dinamiche non chiarite fra i frati e l’amministrazione locale.
Le proteste dei fedeli della Valle Caudina non si fecero attendere: le lamentele furono recapitate al re Carlo III, e poi nel 1779 al nuovo sovrano Ferdinando IV, con una lettera firmata da 118 persone. Esse insistevano sul fatto che con la chiusura del santuario si era perso un importante punto di riferimento per il culto, e che la rendita che era stata garantita ai frati doveva servire per il mantenimento del luogo e della statua miracolosa: quindi, sarebbe stato opportuno devolverla ad un altro ordine religioso perché si occupasse di ciò.
Fu avviato un processo informativo, durante il quale i firmatari contestarono molti dei punti che erano stati avanzati dai frati a favore del proprio trasferimento e che sminuivano l’importanza del luogo religioso: essi facevano presente, per esempio, che il reale motivo per cui il luogo era in degrado era proprio che vi erano stati sottratti elementi architettonici per costruire il nuovo convento a valle. Infine, il sovrano dispose che i frati si impegnassero a lasciare un custode laico al santuario per assicurare che i pellegrinaggi potessero proseguire, facessero celebrare messa ogni giorno a loro spese e avessero particolare cura della domenica in albis, principale evento di pellegrinaggio.
Ciò non fermò il progressivo declino delle strutture del santuario del Taburno: a metà del XIX secolo, per esempio, la strada per giungervi era ormai completamente erosa. Tuttavia il luogo continuava ad essere officiato: vi erano messe con cadenza settimanale, ed era affidato ad un rettore con due eremiti. Un cambiamento di direzione si ebbe nel 1890, con l’insediamento del nuovo parroco Domenico Napolitano nella chiesa di San Giovanni Battista di Bucciano. Al suo arrivo lo stato di incuria del santuario era ormai avanzato, ben simboleggiato dalla grotta della Madonna, divenuta ricovero per le greggi. Così il sacerdote, d’accordo con il sindaco del neonato comune, Enrico Crisci, promosse il recupero del santuario investendovi di tasca propria ed invitando i prelati a visitarlo. Il 6 settembre 1891 vi salì per un primo solenne pellegrinaggio il cardinale Camillo Siciliano di Rende, arcivescovo di Benevento. Altri pellegrinaggi seguirono negli anni successivi.
Nel 1892 furono attuati alcuni interventi di rinforzo strutturale: furono aggiunte delle scarpe alle mura perimetrali, furono restaurati il campanile, la facciata e parte dell’ala conventuale. Tali lavori, tuttavia, furono poco validi dal punto di vista artistico. All’inizio del XX secolo la diocesi di Sant’Agata de’ Goti, sotto cui Bucciano ricadeva, e il comune si accordarono per la custodia continua del luogo. Nel 1925 il parroco Nicola De Simone si adoperò per qualche ulteriore restauro, grazie alle donazioni dei Buccianesi emigrati negli Stati Uniti.
Il santuario ebbe qualche danno con il terremoto del 1930, ma fu restaurato ancora con le donazioni degli emigrati fra il 1947 e il 1948. Ancora, fu interessato dal sisma del 1962; nonostante questo, fra gli anni cinquanta e i settanta i vescovi Costantino Caminada e Ilario Roatta intensificarono l’utilizzo dell’ex convento, stabilendovi ritiri per i seminaristi e per l’Azione Cattolica, nonché colonie estive.
Un colpo più preoccupante alle strutture del convento fu causato dal terremoto dell’Irpinia del 1980. Ne conseguì un nuovo periodo di abbandono, durante il quale furono trafugate e distrutte per buona parte le decorazioni degli altari, mentre la statua della Madonna finì privata del Bambino che aveva in braccio.
Nel 1998 si insediò il nuovo vescovo di Cerreto Sannita-Telese-Sant’Agata de’ Goti, Michele De Rosa. Egli promosse una collaborazione fra diocesi, parrocchia e comune di Bucciano per il recupero del santuario. Così, nei primi anni 2000, dopo che era già stato già riparato il tetto della chiesa, la diocesi restaurò il campanile, mentre la provincia di Benevento faceva lo stesso con la parte residenziale dell’ex convento e la parrocchia di Bucciano ripristinava la chiesa, di nuovo usando le offerte dei fedeli. La chiesa è stata reinaugurata il 18 novembre 2007, insieme ad un adiacente braccio del chiostro del convento.
Sono poi proseguiti i lavori per il recupero del convento, che è stato destinato a casa di accoglienza. Le strutture architettoniche del santuario sono costruite quasi interamente in pietre calcaree locali, «cementati con calce e cattivissima arena argillosa» che non ha favorito la conservazione. Il complesso consiste della chiesa, preceduta da un portico e dal campanile alla sua sinistra; del chiostro, adiacente al lato destro della chiesa; dell’ex convento, a destra del chiostro; e della vecchia sacrestia, che si trova dietro al chiostro ed è in realtà la prima chiesa costruita all’inizio del XV secolo.
Davanti alla chiesa è un piazzale, pavimentato durante i lavori compiuti negli anni 2000. Dietro all’edificio sacro, sul lato sinistro, è la grotta dove si crede che sia apparsa la statua della Vergine Maria.

Fonte: https://www.facebook.com/BasilicheSantuari/posts/710347775806995:0

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    VIA MONTE TABURNO 82010 BUCCIANO BN
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    Campania
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